“Pompei per tutti”, inaugurato il nuovo percorso per i disabili agli Scavi archeologici

“Pompei per tutti”, inaugurato il nuovo percorso per i disabili agli Scavi archeologici

 

Finalmente Pompei risorge: dopo le drammatiche notizie dei crolli nei preziosissimi scavi, ieri mattina in occasione dell’Anno Europeo del Patrimonio culturale 2018, è stato inaugurato il percorso “Pompei per tutti”, realizzato nell’ambito del Grande Progetto Pompei e cofinanziato dall’Unione Europea, finalizzato a consentire a chiunque – disabili, donne con passeggini e anziani – la piena fruibilità del patrimonio archeologico.

 

L’invito partito dal Direttore del Parco Archeologico, Massimo Osanna, è stato accolto da tutti. A saggiare i nuovi percorsi c’erano la Consigliera del Ministero dei Beni Culturali, Cristina Loglio, l’architetto artefice del piano di accessibilità, Maria Grazia Filetici, il Prof. Pete Kercher, strategic design & communications for all Europe; il Sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, altri rappresentanti del territorio e i rappresentanti dei Gruppi sportivi Paralimpici della Difesa e delle Fiamme Gialle.

 

E’ stato sperimentato anche il sistema di braccialetti chiamati “Con me”: indossato dalla persona che ne ha necessità, attraverso un’identità elettronica, invia segnali a un server centrale che li elabora, per la salvaguardia e la sicurezza dei visitatori.

 

Il percorso accessibile ha inizio con una rampa abbastanza dolce che immette sulla famosa Via dell’Abbondanza, resa fruibile dalle carrozzine perché realizzata in battuti di cocciopesto (materia antica con la quale si facevano strade e si rivestivano vasche) che la rendono stabile e armonica con il contesto. Di qui l’accesso attraverso diverse rampe metalliche, a volte un po’ ripide e pertanto piuttosto impegnative per le persone in sedia a rotelle con i rispettivi accompagnatori, in varie case, porte, edifici, conservati in maniera egregia grazie ai recenti lavori di restauro. Lungo il cammino è tangibile l’enorme sforzo effettuato per la risoluzione degli ostacoli nel rispetto della conservazione dell’importantissimo patrimonio archeologico: strutture non invasive sono appoggiate su quelle antiche come nel caso degli elementi in acciaio, sagomati intorno ai massi, che hanno reso continuo l’attraversamento colmando i vuoti tra i blocchi in pietra.

 

Tuttavia lo stesso Sovrintendente Prof. Osanna, pur sottolineando le grandi difficoltà e l’impegno profuso da una equipe di esperti altamente qualificati per garantire l’accesso a  tutti questi luoghi di estrema bellezza i, ha riconosciuto che ancora sono presenti ostacoli e barriere e si è detto disponibile ad accogliere proposte e suggerimenti.

 

Mi permetto allora di dire la mia, in quanto parte in causa: oltre a livellare molti punti sconnessi  (opere che sembrano di abbastanza facile realizzazione) inviterei “gli addetti ai lavori” a percorrere gli itinerari proprio con i disabili comuni, in modo da verificare e riconoscere “de visu” i restanti impedimenti. E’ l’unica condizione per rendere ottimale questo progetto, senza trascurare l’area di via Plinio antistante gli scavi, ancora gravata da numerose barriere architettoniche.

 

A completamento di una giornata memorabile per Pompei e per tutti coloro che vivono una condizione transitoria o permanente di disabilità, si è aggiunta la chicca fornitami dal Sindaco di Torre Annunziata, riguardante la realizzazione di un ascensore per l’accesso agli Scavi di Oplonti, anch’essi parte del Grande Progetto Pompei.

 

Ma di questa nuova bella iniziativa parleremo in seguito.

 

Sono felice che finalmente il tema dell’accessibilità e dell’inclusione sia diventato un’esigenza indifferibile, sinonimo di civiltà e progresso. Un paese con un patrimonio culturale e archeologico come il nostro deve essere goduto e apprezzato da tutti.

Dario Ricciardi

FONTE: http://TorreSette.it

Torre Annunziata – Lo scrittore Maurizio De Giovanni alla libreria LiberTA: un’esperienza che arricchisce

Torre Annunziata – Lo scrittore Maurizio De Giovanni alla libreria LiberTA: un’esperienza che arricchisce

A cura di Dario Ricciardi

Domenica scorsa, chiacchierando amabilmente con una carissima amica dei miei genitori, vengo investito da un insospettabile invito: “Dario, giovedì (il 25 gennaio, ndr) a Torre Annunziata verrà Maurizio De Giovanni per presentare il suo nuovo libro, Souvenir, vuoi venire?“ (sempre giovedì, De Giovanni ha inaugurato il suo “tour” oplontino al Liceo de Chirico, dove si è intrattenuto con gli studenti parlando invece di un altro suo romanzo, “Le parole del sangue nero”). Non risposi subito, rimasi perplesso e molto titubante, anche perché confesso che non ho ancora letto un libro di De Giovanni e lo conosco solo per fama, ma, spinto dal sorriso disarmante di mia madre sua fedele lettrice, decido di andarci.

La location dell’incontro è la nuova libreria bio bar di Torre Annunziata, “LiberTA’”, (nome composto da Liber, in latino libro, e TA che sta per Torre Annunziata). L’atmosfera è molto gradevole, hanno allestito nello spazio antistante la libreria, sul marciapiede, sedie, funghi per riscaldare, microfoni e casse e l’affluenza è considerevole. Mi trovo circondato da amici e conoscenti, anche di vecchia data, tra cui Roberta Saltacarta, storica mia insegnante di laboratorio teatrale che ha anche interpretato magistralmente alcune pagine del libro Souvenir durante l’incontro.

Mi sento felice, sono sereno, sto bene. D’un tratto, però, mi irrigidisco, divento teso, aggrotto le ciglia: vedo un gran fermento intorno a me, ecco spuntare dalla strada un uomo alto, con i capelli brizzolati, un bel sorriso aperto che si dirige verso di noi. “Eccolo!” “E’ lui!” si sente esclamare. Maurizio De Giovanni è finalmente arrivato, l’attesa spasmodica è terminata. Francesco Alessandrella lo presenta e appena lui comincia a parlare io rimango davvero basito di fronte ad una autoironia, autocritica e umiltà così naturali. “Lo scrittore è solo la mente da cui parte l’idea, ma sono i personaggi che fanno vivere la storia. Il personaggio di un libro è sempre vivo, non muore mai”: esordisce così Maurizio De Giovanni nel suo discorso di saluto agli spettatori, pone l’accento sull’importanza di una libreria in città, sul valore del “libraio”, figura quasi del tutto scomparsa (…che sapeva consigliare ciò che noi volevamo ci fosse consigliato), sulla bellezza della lettura su carta stampata.

“Leggere un libro è un’attività, perché invita ad essere concentrati, a riflettere, mentre guardare la televisione, ad esempio, è una passività, non richiede necessariamente concentrazione ed esclusione da altre cose”. Ogni sua parola è accompagnata da una mimica gestuale e facciale alla quale è impossibile restare indifferenti; sembra quasi che il libro lo stia scrivendo in quel momento e lo scambio di battute tra De Giovanni ed Alessandrella che lo intervista risulta simpatico, ironico e divertente.

Ovviamente si parla del suo ultimo libro, spiega quanto incida il clima nei suoi romanzi, come il romanzo debba prendere sin dall’inizio il lettore. De Giovanni  conquista tutti, tutti meno uno: alla domanda su quanto influisca la fiction Gomorra come modello negativo sui giovani, risponde che secondo lui è lo Stato che dovrebbe sorvegliare con attenzione. Questo scatena la reazione, forse eccessiva, di un concitato signore del tutto in disaccordo. A questo punto, per stemperare un po’ la tensione che si è creata, chiedo di intervenire, e così si apre un simpatico botta e risposta tra lo scrittore, molto disponibile e sempre interessante nelle sue risposte, e il pubblico, che lo interroga sui vari personaggi dei suoi libri, dal commissario Ricciardi (un’omonimia che un po’ mi esalta) a Lojacono, sulla diversa interpretazione delle figure femminili e maschili, su qualche news

Posso solo dire grazie a Maurizio De Giovanni ed ai soci della libreria LiberTA’ (questo è solo il primo di una serie di incontri che hanno programmato), che mi hanno fatto vivere un’emozione unica, arricchendomi culturalmente e personalmente. Non mi resta che aprire subito Souvenir. Buona lettura a tutti.

© Riproduzione riservata

Torre Annunziata – L’addio al dott. Alfonso Ricciardi, decano dei cardiologi torresi

Torre Annunziata – L’addio al dott. Alfonso Ricciardi, decano dei cardiologi torresi
 A cura di Dario Ricciardi

Un grande uomo che amava la sua città. Un grande medico che Torre Annunziata piange. E’ deceduto all’età di 91 anni il dott. Alfonso Ricciardi,decano dei cardiologi oplontini ed esponente di rilievo della scuola dell’Ospedale Pausillipon di Napoli.

I più avanti con gli anni lo ricorderanno anche per le sue apparizioni con ilSavoia, di cui era portiere. Ricciardi è stato anche un politico. Membro del Partito Socialista, fu assessore alla Sanità al Comune di Torre Annunziata nel 1973, anno in cui la città – e l’intera provincia napoletana – fu funestata dall’epidemia di colera.

A ricordarne la figura è il nipote Dario Ricciardi, nostro giovane collaboratore giornalista nonché delegato del sindaco Vincenzo Ascione allo Sport e Disabilità. Di seguito pubblichiamo il suo scritto in memoria del caro e amato nonno.

Mio amatissimo nonno,
è il tuo “Principe” che ti scrive. È così che mi chiamavi sempre ed è con questa definizione che voglio aprirti la porta del mio cuore per l’ultima volta. Tu per me sei e sarai sempre molto più che un nonno, sei l’uomo che ha da sempre racchiuso in sé tutte le certezze della mia vita, il faro che non smetterà mai di illuminarmi il cammino. Ora che non ci sei più mi sento solo e smarrito e reinventarmi una nuova vita sarà un’impresa ardua. Al tuo cospetto tutto mi appare niente, nessuno mi restituirà mai il tuo esempio, il tuo “essere eroe’, la tua cultura enciclopedica, unita ad una sete di conoscenza senza eguali, e ad un sorriso disarmante.

Come dimenticare le tue strette di mano, le tue confidenze, i tuoi sguardi fulminei ma che dicevano tutto? Io ti amo e lo farò sempre, anche quando giungerà la mia ora. Cercherò di portare sempre alto il tuo nome e il senso di appartenenza ad una famiglia straordinaria. Lo farò con la galanteria, l’onestà e l’umiltà che tu mi hai insegnato. Non ho altro da dirti, se non un grazie sentitissimo dal profondo del cuore per tutto ciò che mi hai donato.

 

Fonte: http://TorreSette.it

Torre Annunziata – La città candidata a titolo di Comunità europea per lo Sport 2020

Torre Annunziata – La città candidata a titolo di Comunità europea per lo Sport 2020
A cura di Dario Ricciardi

Uniti dallo sport e per lo sport: la candidatura al titolo di Comunità europea per lo Sport nel 2020, è una grande opportunità per quella fascia di popolazione che va da Portici a Castellammare di Stabia, passando per Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Trecase, Boscotrecase, Boscoreale e Pompei.

Il progetto dell’Aces è un’occasione per convogliare tutti gli sforzi verso un unico obiettivo: la diffusione dello sport a ogni livello, fino a coinvolgereanziani e disabili.

La proposta parte da Torre Annunziata e dal sindaco Vincenzo Ascione:invitare tutti i rappresentanti dei Comuni di questa ampia area per presentare ufficialmente l’idea. Se ne parlerà l’8 gennaio, in una riunione convocata presso la Casa Comunale di via Provinciale Schiti.

Non succede spesso che gli scopi di una campagna possano essere condivisi fino alla formulazione di una candidatura ufficiale. Il cammino comincia ora, la candidatura va supportata con una serie di iniziative che andranno ideate e varate in tempi rapidi.

Fonte:http://TorreSette.it

Sport e disabilità, il giornalista Dario Ricciardi diventa collaboratore del sindaco Ascione

Sport e disabilità, il giornalista Dario Ricciardi diventa collaboratore del sindaco Ascione
A cura della Redazione

Sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dello “sport e disabilità”. Il giornalista oplontino Dario Ricciardi – 22 anni il prossimo dicembre – diventerà collaboratore esterno del Comune di Torre Annunziata su mandato del sindaco Vincenzo Ascione.

Il suo compito – che verrà svolto a titolo gratuito – sarà quello di approntare una campagna di sensibilizzazione ed informazione su sport e disabilità, anche in occasione delle Universiadi che si terranno in Campania nel 2019. Torre Annunziata sarà una delle città che ospiterà le manifestazioni sportive.

Ricciardi – recentemente laureatosi in Lingue e Culture moderne alla Suor Orsola Benincasa di Napoli – vive in prima persona la disabilità. Sin da piccolo, infatti, è costretto su una sedia a rotelle a causa di una grave forma di paralisi cerebrale infantile che gli ha ridotto quasi del tutto la motricità. Ma non la sua voglia di appassionarsi alle sfide che solo persone come lui sanno affrontare e superare. E questo incarico al Comune – ne siamo certi – sarà una di quelle. In «bocca al lupo» da tutta la Redazione di TorreSette.

FONTE: http://TorreSette.it Sport e disabilità, il giornalista Dario Ricciardi diventa collaboratore del sindaco Ascione

La sfida vinta di Dario Ricciardi, dottore oltre ogni barriera

La sfida vinta di Dario Ricciardi, dottore oltre ogni barriera

 A cura di Roberto Conte

 Qualche giorno fa all’Università Suor Orsola Benincasa ero assorto in un ‘normale’ pomeriggio di lavoro. Senza eventi. Una rarità per la vocazione all’animazione culturale del nostro Ateneo. Ricevo una telefonata del nostro addetto al claustro che mi invita ad accorrere in Sala Villani perché “ci sta gente importante”. In verità ci trovo una ‘normale’ seduta di laurea. Eppure vedo subito il sottosegretario al Ministero della Giustizia, Gennaro Migliore e lo storico Ernesto Galli della Loggia. Ma soprattutto un mio grande maestro di giornalismo: Massimo Corcione, vera anima del primo Tg5 di Enrico Mentana e poi fondatore di Sky Sport 24. Vedo tanti professori, ben oltre quelli previsti per la commissione di laurea della Facoltà di Lettere. Seduto dinnanzi alla commissione in attesa della proclamazione c’è Dario Ricciardi, 21 anni di Torre Annunziata.Gli altri laureandi sono tutti in piedi come da protocollo. Ma per Dario non è possibile. E la sua sedia non è quella ‘normale’ che usano tutti gli studenti. Lui la sua sedia anche stavolta se l’era dovuta portare da casa. Dario è affetto sin dalla nascita da una grave forma di paralisi cerebrale infantile che ne ha severamente limitato le capacità motorie. Vive da sempre su una sedia a rotelle e la sua motricità è limitata al solo indice sinistro. Te lo immagineresti afflitto e rabbuiato. Giustamente ‘incazzato’ con la vita. Invece Dario è un fiume che straripa di entusiasmo. Ha un sorriso che è come uno schiaffo per quelli che nella vita molto spesso si lagnano per piccolissime cose. In sala tutti attendono la sua proclamazione in assoluto silenzio. Coinvolti. Appassionati. Sia la gente ‘importante’ sia la gente ‘normale’ che si trovava lì per caso, magari per la seduta di laurea di un amico o di un parente. E si è trovata per caso ad assistere ad una lezione di vita. Una lezione di grinta, di passione e soprattutto di dignità. Quando ci facciamo due chiacchiere dopo la seduta a Dario sembra strano che io voglia raccontare la sua storia. Poi capisce il senso del messaggio che il mio racconto vuole dare a chi la sua ‘lezione’ non l’ha vista né mai ascoltata. La lezione di chi ha trasformato un handicap fisico in una risorsa mentale. Senza rassegnazione né ricerca del compatimento. Solo con la voglia di realizzare le sue passioni. Nonostante le difficoltà. E le barriere.

Sin dall’asilo, insieme alla sua famiglia, Dario ha dovuto affrontare difficoltà che avrebbero scoraggiato chiunque: dal cambio della scuola materna che lo aveva rifiutato ai ricorsi al Tar ad ogni inizio di anno scolastico per vedersi riconosciuto il diritto allo studio. Fino alla necessità di un accompagnamento costante per superare le barriere architettoniche che ancora esistono nei nostri edifici scolastici, nei musei, nei locali per i giovani. Barriere sempre superate. Bruciando le tappe. Nel 2007 a 12 anni Dario vince il Concorso nazionale di poesia per scuole secondarie di primo grado con la poesia “E continua il tempo”. Nel 2013 vince una tappa del concorso indetto proprio dal quotidiano “Il Mattino”: “Diventa cronista con il Napoli”. L’anno dopo poco più che 18 enne consegue l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti grazie alle collaborazioni con “Metropolis” e “Torresette”. Numerose le sue interviste esclusive a campioni dello sport. Tra, gli altri, i tennisti Flavia Pennetta, Andreas Seppi, Sara Errani, Roberta Vinci e Francesca Schiavone. Il suo sogno è il giornalismo televisivo. Il suo primo risultato accademico è una laurea con lode in Lingue e culture moderne. “Ma sto già studiando per gli esami della laurea magistrale – mi racconta – perché voglio fare presto e iscrivermi subito alla Scuola di Giornalismo”. Grinta, determinazione e programmazione. Parlare con lui è stata una bellissima lezione. Me la stavo per perdere per ‘colpa’ del mio amico Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico e relatore della tesi di Dario Ricciardi. «C’era un evento così speciale e tu non mi hai detto nulla?». Dopo la seduta provo a rimproverarlo. «Non ci trovo nulla di speciale – mi spiega – perché Dario è un ragazzo normalissimo ed è giunto al termine di un percorso che ha svolto normalmente anche meglio di tanti altri studenti». In un solo pomeriggio ho avuto due lezioni. Meno male che «ci stava gente importante» e mi hanno avvisato. Sennò me le sarei perse.

FONTE: http://ilmattino.it

Benvenuti in ” Casa Caponi”

Benvenuti in ” Casa Caponi”

  Quella de “I Fratelli Caponi”, nella vita Vincenzo Pagano ed Alessandro Auricchio, è una storia che parte da lontano, nata quasi per gioco: Alessandro lavorava come contabile in una farmacia e Vincenzo alla Tekla, un’ azienda produttrice d’ infissi, in qualità di informatore tecnico, entrarono nel mondo della ristorazione in punta di piedi, senza fare rumore, ma con grande passione e determinazione, e con la voglia di imparare e migliorarsi di giorno in giorno. Il locale da cui partirono alcuni anni fa è un’allegra, ma molto piccola pizzeria sul Corso Umberto I di Torre Annunziata (locale che rimarrà aperto per la pizza da asporto ed in futuro anche per quella a domicilio). L’inizio fu molto positivo e da allora il nome de “I fratelli Caponi” è corso sulla bocca di tutti: negli ultimi tempi, si faceva fatica a trovare un posto libero, indizio certo che ogni cliente è sempre restato piacevolmente sorpreso dalla bontà e dalla qualità dei prodotti utilizzati. Entusiasmo e passione non li hanno mai abbandonati fin quando tanta gavetta e altrettanti sacrifici hanno trovato il giusto premio: i gemelli della pizza Alessandro e Vincenzo finalmente aprono le porte di “Casa Caponi”, nello storico Podere Fusco, sul Corso Umberto I di Torre Annunziata. Un locale semplice, pulito, luminoso, un luogo dove tutto sembra essere circondato da un alone di magia, sapientemente ristrutturato dal noto architetto Lello Ricciardi, supportato dal geometra Attilio Cuccurullo. Ogni spazio è stato valorizzato, conservando, però, quanto di antico e bello c’era, come le volte, i pavimenti e gli infissi; si rigenera un’aria ancor più familiare, grazie anche ai due inconsapevoli ispiratori: il grande principe della comicità napoletana, Antonio De Curtis, in arte Totò, e il suo mitico partner, Peppino de Filippo. Accedendo dall’ingresso-giardino, fresco ed essenziale, si attraversa un disimpegno con un banco-bar e si viene accolti da Vincenzo, Alessandro e dalla garbatissima direttrice di sala, Antonella Gramaglia, nelle stanze denominate “Totò” e “Peppino”, sulle cui pareti risaltano schermi proiettanti scene del film da cui tutto è nato e si materializzano indimenticabili citazioni. Un’alternanza perfetta di forme e sostanza che torna con la visita alla fornita cantina di vini campani. Non può mancare la stanza“Malafemmena”: dotata di un ingresso esclusivo e anche di una pedana d’accesso per disabili, sarà una sala privè, nella quale nel pomeriggio si apriranno le porte agli studenti desiderosi di apprendere come dalla cura della terra e dei suoi frutti si arriva a quel prodotto che tutto il mondo c’invidia, la pizza. Con ciò “Casa Caponi” si afferma non solo come eccellenza nel campo della ristorazione, ma anche come solido riferimento nell’ educazione alimentare. Ma non finisce qui: attraverso un vialetto affiancato da piantine aromatiche, si giunge ad uno spazio alberato, capace di accogliere fino a 90 posti a sedere, e alla “Fattoria Mezzacapa”, un orto i cui prodotti ritroveremo nelle pietanze. E qui viene il meglio: le pizze – ça va sans dire – che Alessandro con il suo sorriso timido e pacioccone elabora sono vere e proprie prelibatezze, sia nelle versioni tradizionali che in quelle più originali, vedi ad esempio la “Donna Sofì” (mozzarella, pomodorini gialli, stracciatella di bufala e acciughina). La novità nella nuova Casa Caponi sono i primi, del cuoco Antonio Avitabile proveniente dalla Scuola Gramaglia del President di Pompei, (si consiglia di provare l’imperdibile pasta e patate con provola e aroma di limone) che rappresentano goduria per le nostre papille. A Vincenzo e ad Alessandro vanno riconosciuti coraggio imprenditoriale e voglia di mettersi al servizio della città, per rinnovare quella sfida indispensabile da vincere per i giovani torresi: solo così, tutti insieme, trasformeremo il sogno di quella che io chiamo “una città a colori” in una solida e concreta realtà.

Dario Ricciardi

 

 

 

Federica Sacco non si ferma più: è campionessa italiana under 16

Federica Sacco non si ferma più: è campionessa italiana under 16
Federica Sacco

Dario Ricciardi con la campionessa italiana di tennis under 16 Federica Sacco

ll tennis è boxe senza contatto, è coraggio, una scarica di adrenalina pura nella quale vince quasi sempre il migliore. Questo è accaduto domenica mattina sui campi del Tennis Club Petrarca, dove è andata in scena la finale femminile dei Campionati Italiani under sedici. A scendere sul …ring sono state: Federica Sacco, quindici anni, 1 metro e 72 di ragazza dal carattere determinato e deciso; e Alice Amendola, sedici anni, fisico esile ma grinta da vendere. L’atmosfera è quella delle grandi occasioni perche’ il Tennis Club Petrarca, splendido circolo napoletano tenuto benissimo, si è trasformato in un mini San Paolo: in una bella atmosfera con un pubblico caloroso ma composto, la passerella è tutta per lei, Fede bum-bum, la quindicenne napoletana dal tennis cristallino già vincitrice di quattro titoli nazionali e di un master europeo. É tutto pronto e allora fuori i secondi! Si parte! Fede bum-bum disegna subito il campo con il suo drittone a sventaglio carico di spin (effetto che si imprime alla palla che schizza appena tocca terra) e rotazione. Destra-sinstra sinistra-destra. Sembra di essere alla playstation: Fede bum-bum sembra danzare leggiadra sul campo, e volare spedita verso un successo che pare scontato. Primo set 6-2. All’inizio del secondo parziale qualcosa però cambia: Alice sembra dire: “Sono in finale e la voglio giocare fino in fondo”. Ora è lotta vera, Alice non molla di un centimetro: urla, si dimena, guizza come un’anguilla, alza lob (pallonetti) che danno molto fastidio a Fede bum-bum che appare smarrita e poco reattiva. Il pubblico comprende il momento di difficoltà e grida il suo nome a squarciagola, tra applausi di merito e  di incoraggiamento. Il black out è solo momentaneo, doveva solo mettere un po’ di benzina nelle gambe e oliare alcuni meccanismi. Eccola! Eccola! Fede bum-bum riprende a giocare e a macinare tennis d’alta scuola, ma Alice non ci sta: é davvero una lotta, ma ora il tennis c’entra poco o nulla: é solo una battaglia di nervi, Fede bum-bum lo sa, lo capisce e scaglia un diritto a tutto braccio che manda Alice a rispondere con i piedi completamente fuori dal campo e la palla schizza via. Gioco, partita, incontro. 7-5 Fede bum-bum alza le braccia al cielo verso un destino che pare già scritto e, considerando che ha come modello di riferimento Flavia Pennetta, non ci resta che attendere il suo debutto nel circuito WTA. Con una ragazza così il nostro tennis può volare davvero alto, anzi altissimo.
Dario Ricciardi

Fonte: METROPOLIS quotidiano

Questa sera riparte la serie B! Vivila in esclusiva con noi!

Stasera riparte la serie B! Tutte le partite sono live e in esclusiva su Sky Sport! Diletta Leotta vi aspetta dalle 19:45 su Sky Sport1HD

Il tranquillo sabato al mare a Torre Annunziata di un ragazzo in sedia a rotelle

Il tranquillo sabato al mare a Torre Annunziata di un ragazzo in sedia a rotelle

E’ il 22 luglio, un caldissimo sabato che invita a raggiungere le nostre spiagge e a godere del nostro mare. A Torre Annunziata il tragico crollo della palazzina alla rampa Nunziante ne ha imposto la chiusura. Poco male, per raggiungere la spiaggia c’è la discesa di Villa Parnaso, recentemente inaugurata e mai tanto opportuna. Peccato che, come più volte segnalato, manchi l’ascensore e la discesa e’ impedita a chi , come me, e’ costretto in sedia a rotelle , a tutti coloro che hanno ridotta mobilità e alle mamme con passeggino al seguito . Va be’, armiamoci di pazienza, il caldo si fa insopportabile . Chiedo ai miei di accompagnarmi in auto al Lido Azzurro. Ci arriviamo, scendo e mi rendo conto di essere in una bolgia senza controllo : auto e moto allegramente parcheggiate sui marciapiedi così da costringere la carrozzina a scendere e a proseguire in strada con tutti i pericoli immaginabili, posti auto disabili occupati da chi non ne ha diritto magari esibendo vetusti e scaduti permessi. Il tutto in totale assenza di polizia municipale o altre forze dell’ordine . Mi hanno sempre insegnato che gli abusi vanno denunciati e perciò telefono al comando di polizia municipale . Mi dicono di rivolgermi al vigile posizionato presso l’ingresso delle terme ma non trovo nessuno . Si sporge un vigile dalle rampe, gli chiedo del collega e mi spedisce a villa parnaso, dove -indovinate ?- non trovo nessuna uniforme . Non resta che chiamare di nuovo il comando. La voce, prima gentile , adesso e’ contrariata: ‘ ma lo volete capire che il collega e’ in bagno ? E se anche ci fosse , non potrebbe muoversi dalla sua postazione . Faccia una cosa: si rivolga alla polizia o ai carabinieri’. No, proprio non e’ giornata. Lascio perdere il mio programma balneare e me ne torno a casa. Agli amici del neonato consiglio comunale lascio questa mia segnalazione. Ne facciano l’uso che ritengono più opportuno alla luce dei tanti impegni e delle tante promesse fatte in campagna elettorale.
Buon bagno e buon sole a chi può goderseli.

Dario Ricciardi

Fonte: Metropolis quotidiano

Apertura del Parco ex Cristo Re, una “festa a metà”

Apertura del Parco ex Cristo Re, una “festa a metà”

Dunque, ci siamo.

Domani alle 16,30 sarà inaugurata ed aperta al pubblico Villa Parnaso, che consentirà di collegare la città al mare .

E’ il risultato di una storia lunga 27 anni, dal momento che risale al 1990 la prima richiesta ad opera di Legambiente per ripristinare il passaggio tra il Parco ex Cristo Re e la Villa comunale.

La data assume i connotati di un evento storico, il momento merita adeguati festeggiamenti.

Che festa sia, allora!

Ma, sia ben chiaro, stiamo parlando di una “festa a metà”.

Già, perché a gioire sarà solo una parte della popolazione oplontina: tutti coloro che, come me, vivono in una condizione di disagio fisico, transitorio o permanente, gran parte degli anziani e le mamme con bambini in passeggino, non potranno fruire del collegamento fin quando non sarà installato un ascensore .

Non voglio fare il guastafeste ma, dopo un’attesa tanto lunga, dopo tante promesse e tanti rinvii, c’era da aspettarsi che la tanto sbandierata accessibilità trovasse applicazione proprio a Villa Parnaso.

Mi verrà risposto che la richiesta è stata avanzata, che mancano le autorizzazioni, che vi sono lungaggini burocratiche: insomma mi verrà riproposta la solita minestra per la quale nessuno è mai responsabile delle inadempienze.

Io, che intendo dare voce a quella fascia silenziosa di popolazione che, vivendo una vita di quotidiane difficoltà e di diritti blanditi e puntualmente calpestati, chiedo a gran voce che i candidati alla carica di sindaco della nostra città, nessuno escluso, prendano formale impegno scritto sui tempi di realizzazione del sospirato ascensore così da sanare una discriminazione che dovrebbe far vergognare.

E chiedo che tale impegno venga formalizzato domani stesso, nel corso della cerimonia inaugurale.

Solo così la festa sarà una festa per tutti.

Dario Ricciardi

Fonte:http://TorreSette.it

Lettera in memoria di mia nonna Irene Ricciardi

Lettera in memoria di mia nonna Irene Ricciardi
Mia amatissima nonna Irene,
sono giorni che desidero scriverti questa lettera ma non ho mai avuto il coraggio di farlo.
Tradurre il cuore è davvero un’impresa ardua. Non basterebbe un libro, forse neppure una vita per descrivere nella maniera migliore e più chiara possibile l’infinito amore e l’immensa stima che provo nei tuoi riguardi. La tua assenza è un pugno in pieno stomaco, un macigno che mai riuscirò a mandare giù. Tutto intorno a me evoca la tua presenza, che sembra già lontana anni luce. Mi manca tutto di te, i tuoi baci, le tue carezze, le sottili confidenze che solo noi nipoti eravamo in grado di comprendere. Mi mancano i tuoi scherzi, le tue risate, i tuoi sguardi di complicità, I tuoi sentimenti, quelli che hai cercato sempre di celare, ma che bastava un incrocio di sguardi per intuirli. Nella mia mente risuona ancora la tua voce come una dolcissima melodia nella quale cullarmi. Ricordo quando,orgogliosa,dicevi a tutti:” Mio nipote è giornalista. Quell’evento lo presenterà lui!”, rendendomi felice. Quanti ricordi affiorano alla mia mente,  quanti momenti che rimarranno eternamente nel mio cuore. Eri e sei il pilastro di tutti noi, il pilastro di generazioni che hai cresciuto sempre nel rispetto delle regole, dei buoni costumi e delle buone maniere, con il tuo disarmante sorriso che nessuno potrà mai sottrarti. Sembra ieri quando ti ho vista scivolare in acqua come forse neppure la migliore Federica Pellegrini sarebbe riuscita a fare. Non voglio dirti altro, ma voglio solo aggiungere che se oggi sono l’uomo che sono è solo ed esclusivamente merito tuo, di mia nonna Licia, dei miei straordinari genitori e della splendida famiglia che mi hai donato. Dirti grazie è davvero troppo riduttivo, ma è l’unica parola che mi sento di dirti dal profondo del cuore. La tua memoria sopravviverà indelebilmente nelle nostre menti, anche in nome dell’immarcescibile  nonno Alfonso.
Dario Ricciardi

Domenica 9 Ottobre 2016, presso il bar ” Non solo caffè” di Torre Annunziata, alle ore 18:30 si terrà la presentazione di ” Cuore di pugile”, la nuovissima biografia della mia amica Irma Testa. In occasione di questo evento ho voluto dedicarle una lettera aperta.

Domenica 9 Ottobre 2016, presso il bar ” Non solo caffè” di Torre Annunziata, alle ore 18:30 si terrà la presentazione di ” Cuore di pugile”, la nuovissima biografia della mia amica Irma Testa. In occasione di questo evento ho voluto dedicarle una lettera aperta.

Devo ammetterlo: non amo molto la lettura, anche se so che è una delle cose fondamentali della vita, ma questo libro è davvero parte di me, non solo perché è la biografia di una delle amiche più care che ho il privilegio di avere, ma perché le cose che racconta mi toccano davvero da vicino. Quando leggi di Irma ti immergi in un mondo parallelo che non sai cosa ti porterà a scoprire, ma sicuramente tocca le corde più profonde del tuo cuore. Perché Irma è così: una capace di farti vedere la vita per quello che è e non per come appare. Irma non si è mai arresa. Nonostante i suoi diciotto anni ha molto, moltissimo da insegnare a tutti noi. Vola, vola farfalla mia! Vola più in alto che puoi! Dici di me che sono un guerriero. Ti ringrazio. Se lo sono è in parte anche merito tuo e dell’esempio che mi dai ogni giorno. Domenica, quando finalmente ci vedremo ti stringerò fortissimo più forte che posso e penserò di volare, proprio come fai tu. Ti voglio bene amica mia. Con immenso affetto.
Dario
Se vi fa piacere comprate il libro.

A testa alta in difesa dei nostri diritti

A testa alta in difesa dei nostri diritti

Il 29 settembre 2016 è stata pubblicata una mia lettera su la Repubblica, edizione Napoli, per protestare contro i tagli ai fondi per le cure ai diversamente abili, questo il testo:

La regione calpesta i diritti dei disabili

La Repubblica italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti“.

Così recita l’articolo 32 della Costituzione, ma pare che qualcuno alla Regione non lo sappia.

A pochi mesi dalla campagna elettorale in cui il presidente Vincenzo De Luca sbandierava tra le priorità lo sblocco dei fondi per i diversamente abili, mostrando grande sensibilità e solidarietà, ci ritroviamo, con delibera 85 della Regione, drasticamente falcidiati i trattamenti riabilitativi ai disabili, anziani e tutti gli altri aventi diritto.

È inaccettabile ed inammissibile quello che sta accadendo in Campania al settore della riabilitazione in questi mesi. Non possiamo arrenderci ad un domani che appare segnato: la riabilitazione è vita per centinaia di persone, un diritto sacrosanto che nessuno potrà mai negarci perché connesso alla tutela della salute e il miglioramento della qualità della vita.

Io, disabile al cento per cento, sono indignato. Dalle prescritte sei fisioterapie settimanali, mi sono ritrovato dall’oggi al domani ad averne solo due per “limiti di spesa”. E probabilmente devo ritenermi un “fortunato”, dal momento che a tanti altri è stata del tutto sospesa l’erogazione dei trattamenti. Che sarà della mia salute? e della salute di tutti i cittadini che hanno bisogno di trattamenti riabilitativi?

Ciò che fa più rabbia è che ancora una volta si decide di tagliare la spesa sui servizi essenziali colpendo i più deboli, coloro che hanno minor voce in capitolo e minore capacità di difesa.

Questa non è solo politica miope, non è solo arroganza, non è solo insensibilità, tutto questo è vigliaccheria. Sì, signori che siete stati preposti a governare la nostra regione, dalla mia sedia a rotelle cui sono condannato dalla nascita, io vi accuso.

Vi accuso di non tener conto del ben più caro che abbiamo: la nostra salute. Va da sè che, dopo gli esempi che finora ci avete fornito, anche questo mio grido scorrerà sulla vostra pelle come acqua perché soltanto chi vive in prima persona le quotidiane difficoltà proposte da una situazione di handicap può farlo suo.

Nessuno restituirà mai a me e a tutti quelli che vivono situazioni simili alla mia una condizione di normalità, ma, proprio per questa ragione, ci si aspetterebbe da parte di chi ci governa delle scelte che, invece di penalizzarci, ci aiutassero ad alleviare le difficoltà: città accessibili dove per legge si sia obbligati ad abbattere le barriere architettoniche, avviamento al lavoro in base alle capacità individuali e appunto terapie riabilitative adeguate.

Da chi si definisce amministratore, tra l’altro esperto nel settore sanitario, onestamente mi sarei aspettato qualcosa di più e di meglio.

L’augurio è che, se è vero che l’unione fa la forza, le associazioni, le famiglie e tutti i soggetti coinvolti facciano sentire forte la propria voce per suscitare una reazione a questo scippo di diritti che grida vendetta.

 

Pubblicato sulla versione cartacea di Repubblica, edizione Napoli, del 29/9/2016 ,pag 10

pubblicato nella versione online:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/09/29/news/finiti_i_fondi_la_regione_campania_taglia_i_servizi_ai_disabili-148764763/?refresh_ce

Scarica il PDF: la-repubblica-napoli-29-settembre-2016-10

 

La vittoria più grande è stata la risposta dopo poche ore del governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Una comunicazione ufficiale rivolta ai direttori delle asl:

29/09/2016 – Comunicato n. 328 – Disabili, nessuna sospensione delle prestazioni

Il Presidente della Regione Vincenzo De Luca, facendo seguito alle iniziative intraprese per l’assistenza ai disabili, e alle riunioni con i vertici delle strutture sanitarie regionali avute nelle settimane scorse per superare le possibili conseguenze del decreto n.85 firmato dal Commissario alla Sanità, ha già inviato un ordine di servizio ai direttori generali delle Aziende Sanitarie Locali invitandoli “a porre tempestivamente in essere ogni utile azione al fine di scongiurare ipotesi di sospensione nell’erogazione delle prestazioni sanitarie ai disabili e di garantire il diritto alla salute di soggetti particolarmente deboli”.

come evidenziato da repubblica:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/09/29/news/disabili_il_governatore_de_luca_nessuna_sospensione_delle_prestazioni_-148765006/

il governatore ha ribadito anche con un tweet dal suo canale ufficiale 

La notizia ovviamente ha fatto il giro del web (ecco alcuni link:Napoli Today , Il velinoCinque Righe – Avellino) ed è solo l’inizio. Diffondetelo, fate girare, fate sentire la vostra voce, difendete i vostri diritti.

 

Si torna a scuola, la “Pascoli” celebra gli anni Sessanta

Si torna a scuola, la “Pascoli” celebra gli anni Sessanta

Finalmente si ricomincia: difficile, quasi impossibile che sia questo il sentimento più comune il primo giorno di scuola. Tre mesi fa, la conclusione era stata come una liberazione: dallo studio, dalla fatica, dalla routine. Dappertutto, ma non alla Scuola Media Pascoli di Torre Annunziata, una grande famiglia dove tutto è circondato da un alone di magia e dove tutti attendono con ansia spasmodica l’inizio del nuovo anno per gioire insieme e per assistere ad uno spettacolo che è sempre un tripudio di colori. Il tripudio di colori, è proprio questa la caratteristica peculiare del battesimo dell’anno della Scuola Pascoli, una festa imperdibile che ogni anno ha un tema, un’epoca differente da rievocare. Soprattutto è un’occasione da non mancare. Quest’anno la macchina del tempo è tornata indietro fino agli anni sessanta: gli allievi, guidati da un’instancabile ed eclettica condottiera, la Dirigente Scolastica Daniela Flauto, hanno ripercorso quegli anni lontani ormai mezzo secolo, ridando vita a tutte le innovazioni che nei vari campi caratterizzarono il periodo: dalla macchina per scrivere che in quegli anni celebrava la sua diffusione più estesa, al telefono in bachelite, alla democratica Polaroid, alla inflazionata lira, ai fantastici cartoni animati della Disney. Con una favolosa colonna sonora: da “Love me do” degli immortali Beatles a Fiorella Mannoia che rivelava “Quello che le donne non dicono”, due brani restituiti al presente nella reinterpretazione originale del coro. Tutto curato in ogni minimo dettaglio: le ragazze erano vestite con gonna lunga, ciascuna di un colore diverso e con un fiocco grazioso intonato al vestito. I ragazzi indossavano un cappellone nero e una mantellina nera. Una compagnia di dilettanti mai tanto professionale: ognuno è perfettamente calato nella parte, sa qual è il suo compito, rispetta tempi e turni di parola, un’orchestra che funziona a menadito. La perfetta metafora di una scuola dove c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Lunga vita alla Pascoli e buon anno a tutti.

Dario Ricciardi

( Fonte http://TorreSette.it)

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