Sport e disabilità, il giornalista Dario Ricciardi diventa collaboratore del sindaco Ascione

Sport e disabilità, il giornalista Dario Ricciardi diventa collaboratore del sindaco Ascione
A cura della Redazione

Sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi dello “sport e disabilità”. Il giornalista oplontino Dario Ricciardi – 22 anni il prossimo dicembre – diventerà collaboratore esterno del Comune di Torre Annunziata su mandato del sindaco Vincenzo Ascione.

Il suo compito – che verrà svolto a titolo gratuito – sarà quello di approntare una campagna di sensibilizzazione ed informazione su sport e disabilità, anche in occasione delle Universiadi che si terranno in Campania nel 2019. Torre Annunziata sarà una delle città che ospiterà le manifestazioni sportive.

Ricciardi – recentemente laureatosi in Lingue e Culture moderne alla Suor Orsola Benincasa di Napoli – vive in prima persona la disabilità. Sin da piccolo, infatti, è costretto su una sedia a rotelle a causa di una grave forma di paralisi cerebrale infantile che gli ha ridotto quasi del tutto la motricità. Ma non la sua voglia di appassionarsi alle sfide che solo persone come lui sanno affrontare e superare. E questo incarico al Comune – ne siamo certi – sarà una di quelle. In «bocca al lupo» da tutta la Redazione di TorreSette.

FONTE: http://TorreSette.it Sport e disabilità, il giornalista Dario Ricciardi diventa collaboratore del sindaco Ascione

La sfida vinta di Dario Ricciardi, dottore oltre ogni barriera

La sfida vinta di Dario Ricciardi, dottore oltre ogni barriera

 A cura di Roberto Conte

 Qualche giorno fa all’Università Suor Orsola Benincasa ero assorto in un ‘normale’ pomeriggio di lavoro. Senza eventi. Una rarità per la vocazione all’animazione culturale del nostro Ateneo. Ricevo una telefonata del nostro addetto al claustro che mi invita ad accorrere in Sala Villani perché “ci sta gente importante”. In verità ci trovo una ‘normale’ seduta di laurea. Eppure vedo subito il sottosegretario al Ministero della Giustizia, Gennaro Migliore e lo storico Ernesto Galli della Loggia. Ma soprattutto un mio grande maestro di giornalismo: Massimo Corcione, vera anima del primo Tg5 di Enrico Mentana e poi fondatore di Sky Sport 24. Vedo tanti professori, ben oltre quelli previsti per la commissione di laurea della Facoltà di Lettere. Seduto dinnanzi alla commissione in attesa della proclamazione c’è Dario Ricciardi, 21 anni di Torre Annunziata.Gli altri laureandi sono tutti in piedi come da protocollo. Ma per Dario non è possibile. E la sua sedia non è quella ‘normale’ che usano tutti gli studenti. Lui la sua sedia anche stavolta se l’era dovuta portare da casa. Dario è affetto sin dalla nascita da una grave forma di paralisi cerebrale infantile che ne ha severamente limitato le capacità motorie. Vive da sempre su una sedia a rotelle e la sua motricità è limitata al solo indice sinistro. Te lo immagineresti afflitto e rabbuiato. Giustamente ‘incazzato’ con la vita. Invece Dario è un fiume che straripa di entusiasmo. Ha un sorriso che è come uno schiaffo per quelli che nella vita molto spesso si lagnano per piccolissime cose. In sala tutti attendono la sua proclamazione in assoluto silenzio. Coinvolti. Appassionati. Sia la gente ‘importante’ sia la gente ‘normale’ che si trovava lì per caso, magari per la seduta di laurea di un amico o di un parente. E si è trovata per caso ad assistere ad una lezione di vita. Una lezione di grinta, di passione e soprattutto di dignità. Quando ci facciamo due chiacchiere dopo la seduta a Dario sembra strano che io voglia raccontare la sua storia. Poi capisce il senso del messaggio che il mio racconto vuole dare a chi la sua ‘lezione’ non l’ha vista né mai ascoltata. La lezione di chi ha trasformato un handicap fisico in una risorsa mentale. Senza rassegnazione né ricerca del compatimento. Solo con la voglia di realizzare le sue passioni. Nonostante le difficoltà. E le barriere.

Sin dall’asilo, insieme alla sua famiglia, Dario ha dovuto affrontare difficoltà che avrebbero scoraggiato chiunque: dal cambio della scuola materna che lo aveva rifiutato ai ricorsi al Tar ad ogni inizio di anno scolastico per vedersi riconosciuto il diritto allo studio. Fino alla necessità di un accompagnamento costante per superare le barriere architettoniche che ancora esistono nei nostri edifici scolastici, nei musei, nei locali per i giovani. Barriere sempre superate. Bruciando le tappe. Nel 2007 a 12 anni Dario vince il Concorso nazionale di poesia per scuole secondarie di primo grado con la poesia “E continua il tempo”. Nel 2013 vince una tappa del concorso indetto proprio dal quotidiano “Il Mattino”: “Diventa cronista con il Napoli”. L’anno dopo poco più che 18 enne consegue l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti grazie alle collaborazioni con “Metropolis” e “Torresette”. Numerose le sue interviste esclusive a campioni dello sport. Tra, gli altri, i tennisti Flavia Pennetta, Andreas Seppi, Sara Errani, Roberta Vinci e Francesca Schiavone. Il suo sogno è il giornalismo televisivo. Il suo primo risultato accademico è una laurea con lode in Lingue e culture moderne. “Ma sto già studiando per gli esami della laurea magistrale – mi racconta – perché voglio fare presto e iscrivermi subito alla Scuola di Giornalismo”. Grinta, determinazione e programmazione. Parlare con lui è stata una bellissima lezione. Me la stavo per perdere per ‘colpa’ del mio amico Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico e relatore della tesi di Dario Ricciardi. «C’era un evento così speciale e tu non mi hai detto nulla?». Dopo la seduta provo a rimproverarlo. «Non ci trovo nulla di speciale – mi spiega – perché Dario è un ragazzo normalissimo ed è giunto al termine di un percorso che ha svolto normalmente anche meglio di tanti altri studenti». In un solo pomeriggio ho avuto due lezioni. Meno male che «ci stava gente importante» e mi hanno avvisato. Sennò me le sarei perse.

FONTE: http://ilmattino.it

Benvenuti in ” Casa Caponi”

Benvenuti in ” Casa Caponi”

  Quella de “I Fratelli Caponi”, nella vita Vincenzo Pagano ed Alessandro Auricchio, è una storia che parte da lontano, nata quasi per gioco: Alessandro lavorava come contabile in una farmacia e Vincenzo alla Tekla, un’ azienda produttrice d’ infissi, in qualità di informatore tecnico, entrarono nel mondo della ristorazione in punta di piedi, senza fare rumore, ma con grande passione e determinazione, e con la voglia di imparare e migliorarsi di giorno in giorno. Il locale da cui partirono alcuni anni fa è un’allegra, ma molto piccola pizzeria sul Corso Umberto I di Torre Annunziata (locale che rimarrà aperto per la pizza da asporto ed in futuro anche per quella a domicilio). L’inizio fu molto positivo e da allora il nome de “I fratelli Caponi” è corso sulla bocca di tutti: negli ultimi tempi, si faceva fatica a trovare un posto libero, indizio certo che ogni cliente è sempre restato piacevolmente sorpreso dalla bontà e dalla qualità dei prodotti utilizzati. Entusiasmo e passione non li hanno mai abbandonati fin quando tanta gavetta e altrettanti sacrifici hanno trovato il giusto premio: i gemelli della pizza Alessandro e Vincenzo finalmente aprono le porte di “Casa Caponi”, nello storico Podere Fusco, sul Corso Umberto I di Torre Annunziata. Un locale semplice, pulito, luminoso, un luogo dove tutto sembra essere circondato da un alone di magia, sapientemente ristrutturato dal noto architetto Lello Ricciardi, supportato dal geometra Attilio Cuccurullo. Ogni spazio è stato valorizzato, conservando, però, quanto di antico e bello c’era, come le volte, i pavimenti e gli infissi; si rigenera un’aria ancor più familiare, grazie anche ai due inconsapevoli ispiratori: il grande principe della comicità napoletana, Antonio De Curtis, in arte Totò, e il suo mitico partner, Peppino de Filippo. Accedendo dall’ingresso-giardino, fresco ed essenziale, si attraversa un disimpegno con un banco-bar e si viene accolti da Vincenzo, Alessandro e dalla garbatissima direttrice di sala, Antonella Gramaglia, nelle stanze denominate “Totò” e “Peppino”, sulle cui pareti risaltano schermi proiettanti scene del film da cui tutto è nato e si materializzano indimenticabili citazioni. Un’alternanza perfetta di forme e sostanza che torna con la visita alla fornita cantina di vini campani. Non può mancare la stanza“Malafemmena”: dotata di un ingresso esclusivo e anche di una pedana d’accesso per disabili, sarà una sala privè, nella quale nel pomeriggio si apriranno le porte agli studenti desiderosi di apprendere come dalla cura della terra e dei suoi frutti si arriva a quel prodotto che tutto il mondo c’invidia, la pizza. Con ciò “Casa Caponi” si afferma non solo come eccellenza nel campo della ristorazione, ma anche come solido riferimento nell’ educazione alimentare. Ma non finisce qui: attraverso un vialetto affiancato da piantine aromatiche, si giunge ad uno spazio alberato, capace di accogliere fino a 90 posti a sedere, e alla “Fattoria Mezzacapa”, un orto i cui prodotti ritroveremo nelle pietanze. E qui viene il meglio: le pizze – ça va sans dire – che Alessandro con il suo sorriso timido e pacioccone elabora sono vere e proprie prelibatezze, sia nelle versioni tradizionali che in quelle più originali, vedi ad esempio la “Donna Sofì” (mozzarella, pomodorini gialli, stracciatella di bufala e acciughina). La novità nella nuova Casa Caponi sono i primi, del cuoco Antonio Avitabile proveniente dalla Scuola Gramaglia del President di Pompei, (si consiglia di provare l’imperdibile pasta e patate con provola e aroma di limone) che rappresentano goduria per le nostre papille. A Vincenzo e ad Alessandro vanno riconosciuti coraggio imprenditoriale e voglia di mettersi al servizio della città, per rinnovare quella sfida indispensabile da vincere per i giovani torresi: solo così, tutti insieme, trasformeremo il sogno di quella che io chiamo “una città a colori” in una solida e concreta realtà.

Dario Ricciardi

 

 

 

Federica Sacco non si ferma più: è campionessa italiana under 16

Federica Sacco non si ferma più: è campionessa italiana under 16
Federica Sacco

Dario Ricciardi con la campionessa italiana di tennis under 16 Federica Sacco

ll tennis è boxe senza contatto, è coraggio, una scarica di adrenalina pura nella quale vince quasi sempre il migliore. Questo è accaduto domenica mattina sui campi del Tennis Club Petrarca, dove è andata in scena la finale femminile dei Campionati Italiani under sedici. A scendere sul …ring sono state: Federica Sacco, quindici anni, 1 metro e 72 di ragazza dal carattere determinato e deciso; e Alice Amendola, sedici anni, fisico esile ma grinta da vendere. L’atmosfera è quella delle grandi occasioni perche’ il Tennis Club Petrarca, splendido circolo napoletano tenuto benissimo, si è trasformato in un mini San Paolo: in una bella atmosfera con un pubblico caloroso ma composto, la passerella è tutta per lei, Fede bum-bum, la quindicenne napoletana dal tennis cristallino già vincitrice di quattro titoli nazionali e di un master europeo. É tutto pronto e allora fuori i secondi! Si parte! Fede bum-bum disegna subito il campo con il suo drittone a sventaglio carico di spin (effetto che si imprime alla palla che schizza appena tocca terra) e rotazione. Destra-sinstra sinistra-destra. Sembra di essere alla playstation: Fede bum-bum sembra danzare leggiadra sul campo, e volare spedita verso un successo che pare scontato. Primo set 6-2. All’inizio del secondo parziale qualcosa però cambia: Alice sembra dire: “Sono in finale e la voglio giocare fino in fondo”. Ora è lotta vera, Alice non molla di un centimetro: urla, si dimena, guizza come un’anguilla, alza lob (pallonetti) che danno molto fastidio a Fede bum-bum che appare smarrita e poco reattiva. Il pubblico comprende il momento di difficoltà e grida il suo nome a squarciagola, tra applausi di merito e  di incoraggiamento. Il black out è solo momentaneo, doveva solo mettere un po’ di benzina nelle gambe e oliare alcuni meccanismi. Eccola! Eccola! Fede bum-bum riprende a giocare e a macinare tennis d’alta scuola, ma Alice non ci sta: é davvero una lotta, ma ora il tennis c’entra poco o nulla: é solo una battaglia di nervi, Fede bum-bum lo sa, lo capisce e scaglia un diritto a tutto braccio che manda Alice a rispondere con i piedi completamente fuori dal campo e la palla schizza via. Gioco, partita, incontro. 7-5 Fede bum-bum alza le braccia al cielo verso un destino che pare già scritto e, considerando che ha come modello di riferimento Flavia Pennetta, non ci resta che attendere il suo debutto nel circuito WTA. Con una ragazza così il nostro tennis può volare davvero alto, anzi altissimo.
Dario Ricciardi

Fonte: METROPOLIS quotidiano

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