“Braccialetti Rossi”, quando la patologia diventa vero amore

Delle volte ci sono amori improvvisi, passioni irrefrenabili, emozioni che superano ogni logica. Può sembrare un’ esagerazione, ma non lo è se pensate alla fiction “Braccialetti Rossi”, andata in onda su RAI UNO: una storia nella quale sono accomunati in un unico gruppo ragazzi e ragazze di diversa età e con differenti patologie, che vivono nei vari reparti di un ospedale e che si fanno forza vicendevolmente. Tra loro spicca la figura di Leo, il leader, uomo vivace, simpatico e coraggioso, che, grazie al suo encomiabile entusiasmo per la vita, trascina tutto il gruppo dei braccialetti.Il loro motto, “Watanka”, è entrato ormai in tutte le case come un modus vivendi, quasi come uno slogan per sfidare e reagire alle avversità della vita e dire: “insieme possiamo sempre farcela”. Quest’ultima serie è stata solo l’apoteosi di un successo raggiunto lo scorso anno grazie all’interpretazione straordinaria dei ragazzi che, pur conducendo una vita normale, si sono calati a pieno nel loro ruolo di attori, sembrando dei veri degenti dell’ospedale. Quel luogo è diventato una vera e propria casa, anche per noi semplici telespettatori, ma mi è sembrato come se tutti noi avessimo vissuto in quelle stanze, diventate ormai un appiglio sicuro, dove confrontarsi, unirsi anche e soprattutto nelle realtà più crude e tristi della vita, dove, pure se tra tante sofferenze, i ragazzi riescono a cogliere l’aspetto positivo e a darsi coraggio l’un con l’altro. La cosa che più colpisce di questa serie televisiva è il fatto che la figura del medico, spesso visto dai giovani con diffidenza, distacco e disagio, è diventata quella dell’amico di tutti, del compagno di viaggio al quale, chiedere aiuto non solo in ospedale ma anche nella quotidianità, una sorta di figura paterna che aiuta e sussurra la strada più giusta da seguire. Il fatto che sia un attore napoletano a interpretarlo,Vittorio Viviani, appare quasi naturale, anche se questo giudizio potrebbe essere di parte, come lo è quello su Pio Luigi Piscicelli, Toni sulla scena: recita la parte del furbetto, ma anche quella del galvanizzatore. Con me condivide addirittura il fatto di essere di Torre Annunziata,Studia nel liceo che ha frequentato mia sorella, forse fuori dal set usiamo tutti lo stesso slogan giovanile. Ma il gradimento viaggia molto al di sopra di queste partigianerie. È la storia che prevale, che ti lega al video, che ti spinge a volere che ci sia sempre un’altra puntata da vedere: Diciamoci la verità: abbiamo seguito in apnea questi ultimi giorni di “Braccialetti Rossi” perché ci siamo immedesimati nei protagonisti di questa storia , vedendoli quasi come fratelli, addirittura temendo che qualcuno di loro morisse. Questi ragazzi e questa fantastica storia sono una lezione di vita per tutti. We are waiting for the new edition. braccialetti-rossi-2-prima-puntata
Dario Ricciardi

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