La sfida vinta di Dario Ricciardi, dottore oltre ogni barriera

 A cura di Roberto Conte

 Qualche giorno fa all’Università Suor Orsola Benincasa ero assorto in un ‘normale’ pomeriggio di lavoro. Senza eventi. Una rarità per la vocazione all’animazione culturale del nostro Ateneo. Ricevo una telefonata del nostro addetto al claustro che mi invita ad accorrere in Sala Villani perché “ci sta gente importante”. In verità ci trovo una ‘normale’ seduta di laurea. Eppure vedo subito il sottosegretario al Ministero della Giustizia, Gennaro Migliore e lo storico Ernesto Galli della Loggia. Ma soprattutto un mio grande maestro di giornalismo: Massimo Corcione, vera anima del primo Tg5 di Enrico Mentana e poi fondatore di Sky Sport 24. Vedo tanti professori, ben oltre quelli previsti per la commissione di laurea della Facoltà di Lettere. Seduto dinnanzi alla commissione in attesa della proclamazione c’è Dario Ricciardi, 21 anni di Torre Annunziata.Gli altri laureandi sono tutti in piedi come da protocollo. Ma per Dario non è possibile. E la sua sedia non è quella ‘normale’ che usano tutti gli studenti. Lui la sua sedia anche stavolta se l’era dovuta portare da casa. Dario è affetto sin dalla nascita da una grave forma di paralisi cerebrale infantile che ne ha severamente limitato le capacità motorie. Vive da sempre su una sedia a rotelle e la sua motricità è limitata al solo indice sinistro. Te lo immagineresti afflitto e rabbuiato. Giustamente ‘incazzato’ con la vita. Invece Dario è un fiume che straripa di entusiasmo. Ha un sorriso che è come uno schiaffo per quelli che nella vita molto spesso si lagnano per piccolissime cose. In sala tutti attendono la sua proclamazione in assoluto silenzio. Coinvolti. Appassionati. Sia la gente ‘importante’ sia la gente ‘normale’ che si trovava lì per caso, magari per la seduta di laurea di un amico o di un parente. E si è trovata per caso ad assistere ad una lezione di vita. Una lezione di grinta, di passione e soprattutto di dignità. Quando ci facciamo due chiacchiere dopo la seduta a Dario sembra strano che io voglia raccontare la sua storia. Poi capisce il senso del messaggio che il mio racconto vuole dare a chi la sua ‘lezione’ non l’ha vista né mai ascoltata. La lezione di chi ha trasformato un handicap fisico in una risorsa mentale. Senza rassegnazione né ricerca del compatimento. Solo con la voglia di realizzare le sue passioni. Nonostante le difficoltà. E le barriere.

Sin dall’asilo, insieme alla sua famiglia, Dario ha dovuto affrontare difficoltà che avrebbero scoraggiato chiunque: dal cambio della scuola materna che lo aveva rifiutato ai ricorsi al Tar ad ogni inizio di anno scolastico per vedersi riconosciuto il diritto allo studio. Fino alla necessità di un accompagnamento costante per superare le barriere architettoniche che ancora esistono nei nostri edifici scolastici, nei musei, nei locali per i giovani. Barriere sempre superate. Bruciando le tappe. Nel 2007 a 12 anni Dario vince il Concorso nazionale di poesia per scuole secondarie di primo grado con la poesia “E continua il tempo”. Nel 2013 vince una tappa del concorso indetto proprio dal quotidiano “Il Mattino”: “Diventa cronista con il Napoli”. L’anno dopo poco più che 18 enne consegue l’iscrizione all’Albo dei giornalisti pubblicisti grazie alle collaborazioni con “Metropolis” e “Torresette”. Numerose le sue interviste esclusive a campioni dello sport. Tra, gli altri, i tennisti Flavia Pennetta, Andreas Seppi, Sara Errani, Roberta Vinci e Francesca Schiavone. Il suo sogno è il giornalismo televisivo. Il suo primo risultato accademico è una laurea con lode in Lingue e culture moderne. “Ma sto già studiando per gli esami della laurea magistrale – mi racconta – perché voglio fare presto e iscrivermi subito alla Scuola di Giornalismo”. Grinta, determinazione e programmazione. Parlare con lui è stata una bellissima lezione. Me la stavo per perdere per ‘colpa’ del mio amico Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico e relatore della tesi di Dario Ricciardi. «C’era un evento così speciale e tu non mi hai detto nulla?». Dopo la seduta provo a rimproverarlo. «Non ci trovo nulla di speciale – mi spiega – perché Dario è un ragazzo normalissimo ed è giunto al termine di un percorso che ha svolto normalmente anche meglio di tanti altri studenti». In un solo pomeriggio ho avuto due lezioni. Meno male che «ci stava gente importante» e mi hanno avvisato. Sennò me le sarei perse.

FONTE: http://ilmattino.it

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *