Dalla mia amica Carola Flauto

Pochi giorni fa ho ricevuto questa pagina frutto della penna di Carola Flauto, amica carissima nonchè scrittrice di fama nazionale.

Il protagonista della sua riflessione sono proprio io e, dal momento che  Carola mi fa oggetto  di elogi  e complimenti che non credo di meritare, sono stato combattuto sull’opportunità di  pubblicarla, ma la scrittura di Carola è talmente attraente, fluida e gradevole, che mi è parso un delitto privare i miei amici del piacere della lettura.

Grazie di cuore, Carola.

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Storia di un numero primo.
Dario Ricciardi l’ho incontrato al mare ieri mattina a Torre Saracena, un posto magnifico del nostro litorale Oplontino.
Lui è là, sotto l’ombrellone, seduto nella sua navicella speciale, con il tablet aperto sul mondo. Il mondo di Dario è fatto di letteratura, politica, sport, riflessioni etiche. Lui è laureato in lingue, laurea magistrale nonostante il suo handicap che gli tiene in prigione tutto il corpo, tranne la testa e il cuore che fanno insieme un lavoro straordinario. Dario corre con il suo pensiero su gambe da gigante, i suoi passi sono doppi rispetto alla “normalità”. Dario da il vero nome alle cose, per parlare del suo handicap, non educora con sinonimi formali, lui si definisce un disabile, disabile motorio. La sua sovrasensibilità l’ha allenata dal primo giorno che è stato consapevole. Percepisce la compassione degli altri nei suoi confronti e la ribalta con l’autoironia, con quella capacità di guardare più lontano, quello sguardo lungo che ha esercitato con la passione per la conoscenza. È sicuro di sé Dario e della sua capacità di elaborazione di un pensiero critico. È diventato giornalista pubblicista. La vita lo incanta così come è incantato dalla comunicazione e dal dialogo. Ha tantissimi amici, da famosi giornalisti ed intellettuali alle persone comuni. La sua selezione è spietata non è il titolo di studio o lo status sociale delle persone a cui lui si appassiona è piuttosto l’empatia e il modo etico di stare al mondo. Lui è un numero primo che le istituzioni rendono ultimo, insieme ai tanti disabili. Non è una società progredita questa che innalza e non abbatte barriere mentali ed architettoniche, che non investe risorse per il sostegno alle famiglie dei disabili, non è una società progredita la nostra se ancora avanza con lentezza nell’affidamento di ruoli di rilievo ai numeri primi come Dario. Nella maggioranza dei casi i disabili diventano fenomeni passeggeri di strumentalizzazione politica che alimenta pietismo inutile che non fa crescere la società.

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