Dov’è finito Rafa Nadal?

Ma Rafa è Rafa? Dopo la semifinale persa per 6-2 6-4 al Masters 100 di Shangai contro Juan

Martin Del Potro ( numero cinque al mondo), verrebbe da rispondere con un secco e deciso NO. Spento sulle gambe, poco reattivo, contesta le chiamate, sente che la partita gli sfugge di mano, s’innervosisce, sbuffa: questo non è il Nadal che conosciamo quello “ cattivo”, che va a prendersi la
partita con le unghie e con i denti. Ma d’altro canto bisogna dire che dall’altra parte della rete, c’era
un Del Potro davvero ispirato, che ha saputo contenere i tentativi di rimonta del campione di Maiorca, con grande maestria sia sul piano del gioco con frustate micidiali, che della corsa. La cosa che può e deve preoccupare non è tanto il fatto che Rafa abbia perso la partita, ma è il modo in cui
l’ha persa. È stato sconfitto sul suo territorio quello mentale e quello del dritto. Non a caso la “
chela mancina” ( colpo classico dello spagnolo, con il quale arrota la palla, imprimendole un effetto
liftato ad uscire), non ha funzionato disinnescata benissimo da missili di dritto imprendibili e pennellate d’autore da parte del gigante argentino, che sta tornando prepotentemente ai suoi livelli. Del Potro è in uno stato di grazia, ma Rafa è Rafa?

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