Torre Annunziata – Disabili in spiaggia: “Vi racconto la mia esperienza”

Torre Annunziata – Disabili in spiaggia: “Vi racconto la mia esperienza”
La vita di un portatore di disabilità motoria e perciò costretto a muoversi in sedia a rotelle è irta di difficoltà, tanto più quando si vive in realtà che all’argomento hanno dedicato soltanto insensibilità ed indifferenza. Tali difficoltà in estate risultano acuite in conseguenza del desiderio di raggiungere la nostra spiaggia e potersi bagnare nel nostro mare, vista la scarsa attenzione posta dai gestori degli stabilimenti balneari nell’assicurare accessibilità e abbattimento delle barrire architettoniche. Io stesso più volte ho denunciato nei miei articoli storie estive di ordinaria discriminazione senza che però ciò sortisse un risultato diverso da scuse e buoni propositi. Ma quest’anno qualcosa finalmente è cambiato ed è giusto metterlo in evidenza. Presso il lido ” Nettuno” ho trovato un luogo completamente accessibile, dall’ingresso fino al mare. Vi è il totale abbattimento delle barriere architettoniche e quindi la piena fruizione degli spazi è finalmente garantita a TUTTI, nessuno escluso. Per chi come me si dibatte ogni giorno tra mille problemi e altrettante denunce, vedere e vivere questa struttura è stata una vera, grande, piacevole sorpresa. Inizialmente sono rimasto di sasso nel constatare che tutto è curato nei minimi dettagli, nulla è lasciato al caso o è frutto di improvvisazione. “Ma sono davvero a Torre Annunziata, dove fino a ieri parlare di accessibilità e chiederne l’applicazione significava sbandierare utopie, chiedere una grazia divina o indovinare la schedina del totocalcio?”. Lo confesso, è stato questo il mio primo pensiero. Mi sono tornate alla mente le tante volte in cui ho fatto richiesta di una semplice passerella che si allungasse verso il mare così da raggiungerlo senza problemi e a tutte le banalità (a voler essere eufemistici) che mi venivano propinate pur di non fare . Oggi voglio esprimere la mia immensa gioia per poter finalmente raggiungere e godere il mare in piena libertà. Al Nettuno c’è tutto ciò che serve a creare ACCESSIBILITA’: ascensore, pedana fino al mare, docce a filo, zona bar e ristorante all’aperto senza l’ostacolo di un gradino. E quando desidero immergermi in acqua, per quei pochi metri che separano per legge la passerella dal mare, ci sono almeno tre assistenti bagnìni pronti ad aiutarmi. Sembra fantascienza, ma è soltanto spirito d’iniziativa, attenzione ai bisogni degli altri e applicazione di norme di legge. Desidero quindi ringraziare la Direzione e tutto il personale del “Nettuno” per avermi reso la vita un pò più facile e per aver dato un esempio a tutti di cosa vuol dire imprenditorialità « illuminata »nella speranza che altri vogliano seguire il loro esempio.
Dario Ricciardi 

Calcio, tennis e automobilismo: una settimana di grandi emozioni sportive

Calcio, tennis e automobilismo: una settimana di grandi emozioni sportive

Chiamatele scintille, scatti di gioia, brividi senza tempo e parole, o più semplicemente emozioni. Quei sentimenti spontanei e travolgenti da non poterli frenare perché imponderabili ed imprevedibili. Nessuno potrà mai restituirci i sentimenti provati in questa settimana irripetibile e forse storica di sport, quelli li custodiremo per sempre dentro di noi.
se proviamo a viaggiare puramente di fantasia, forse ci accorgeremo che la distanza sentimentale tra Salerno e Madrid è molto breve: due città, due tifoserie, due cuori carichi di passione, guidate da due condottieri tanto diversi eppure così simili. Carlo e Davide :l’uomo dei miracoli sportivi il primo, l’altro l’uomo capace di fare della propria squadra un’araba fenice, una squadra sulla cui resurrezione nessuno avrebbe scommesso neppure un centesimo.
Questione di carattere, furore agonistico e personalità. La personalità è proprio l’ingrediente perfetto con il quale il meno reclamizzato Davide Nicola è riuscito a trasformare una squadra con un piede e mezzo in serie B fino a qualche settimana fa, in un gruppo pronto a confermarsi in serie A. Quant’è bello vedere Salerno che trasuda passione, cullare un sogno considerato utopia fino a pochissime settimana fa.
E , cone nelle favole da raccontare un giorno ai più piccoli, ecco la Roma, che in un Olimpico strapieno si regala una notte perfetta per accedere nell’Olimpo degli dei . E tutto questo sotto gli occhi di Claudio Ranieri, il nobiluomo col cuore diviso a metà, che, commosso ed applaudito da tutto lo stadio , costituisce l’immagine perfetta di una notte che a Roma e probabilmente in Italia in pochi dimenticheremo, soprattutto dopo l’ennesimo fallimento mondiale.
Qualcuno ha detto fallimento? Per favore non ditelo a Rafa Nadal, che stupisce ancora a Madrid, dopo aver giocato un tiratissimo tie break contro David Goffin.
Storie di sport, storie di campioni immortali, di discese e risalite incredibili, sorpassi e controsorpassi! Ah… dimenticavo! A Miami c’è la Ferrari pronta a scrivere un altro capitolo della sua fantastica stagione, ed in più la lotta scudetto nel nostro campionato di serie A, unitamente alla lotta promozione con tre squadre pronte a far festa….
Vi prego! Lasciateci vivere ancora un pò lo stupore che lo sport sa regalare, non svegliateci, è troppo bello! Il treno delle emozioni non può fermarsi ora.

Dario Ricciardi

Fonte: Torresette.it https://www.torresette.news/sport/2022/05/07/calcio-tennis-e-automobilismo-una-settimana-di-grandi-emozioni-sportive

Magica Italia in coppa Davis! L’Italia sfiora la semifinale

Magica Italia in coppa Davis!  L’Italia  sfiora la semifinale

Ma cosa potevamo pretendere  di più dalla nostra nazionale tennistica? In Italia deteniamo un primato tutto nostro: quando le cose vanno bene ci esaltiamo con troppa facilità, quando vanno male siamo tutti da buttare. Delusione flop, mancata cattiveria. Abusiamo troppo spesso di questi termini nello sport, come nella vita. Dobbiamo smetterla di addossare colpe o affannarci a trovare colpevoli inesistenti. Si vince e si perde insieme, da squadra, da gruppo in nome di una bandiera, quella italiana della quale dobbiamo essere sempre orgogliosi. L’abbraccio tra Filippo Volandri e Jannik Sinner è la sintesi perfetta di quella che non può e non deve essere considerata come una caporetto tennistica, anzi… Dobbiamo solo dire grazie a questo gruppo di ragazzi puliti, umili e perbene, che tra Finals e Coppa Davis, hanno fatto vivere all’Italia e a Torino due settimane di tennis che definire fantastico è troppo riduttivo, quasi non rende l’idea. Sfide memorabili che rimarranno per sempre scolpite nella memoria di tutti noi, partendo da Sinner vs Medvedev, dove il leone Jannik, sostenuto dal suo tennis sublime e da un pubblico pazzesco è stato ad un solo punto da un’impresa che sarebbe rimasta nella storia di questo sport, battendo l’attuale numero due della classifica mondiale. é stato un privilegio esserci. Ricordo che dopo quella partita io e mio padre ci abbracciamo forte, in quell’abbraccio c’era quello che avremmo voluto tributare al nostro leone Jannik, accompagnato da un grazie infinito. Confesso che dopo quella partita mi è scesa anche qualche lacrima sul viso, perché sarebbe piaciuto giocarla anche a me, ma questa è un’altra storia. Incontri memorabili appunto, come quello di ieri tra Sinner e Cilic, croato oggi numero venti della classifica mondiale, ma ex numero tre e vincitore di uno Slam ( US Open) Si dice spesso che il tennis è boxe senza contatto e così è stato: una battaglia bellissima, durata tre ore e quarantacinque minuti, nella quale i due non si sono risparmiati combattendo quindici dopo quindici, colpo dopo colpo, ma alla fine eccolo! Eccolo il leone, l’uomo di ghiaccio, definitelo come volete che si scioglie come neve al sole, alzando le braccia al cielo dopo un doppio fallo beffardo per il vecchio volpone Marin. 3-6 7-6(4) 6-3. Questo l’epilogo di una impresa alla quale bisogna solo inchinarsi e battere le mani. Sonego? é normalissimo sentire la pressione quando si gioca in casa, soprattutto quando sei nato e cresciuto a pochi metri dal PalaAlpi tour, il Circolo della stampa di Torino. Non facciamo drammi. Diciamo grazie a questa squadra, capitanata da un amico ed un condottiero straordinario come Filippo Volandri @Filippo Volandri per il miracolo sportivo che hanno compiuto, anche e sopratutto in memoria di quel mitico laser che continuerà ad illuminare tutti noi. Siamo solo al primo capitolo, il meglio deve ancora venire!

Dario Ricciardi 

CAPODICHINO: Aeroporto e ….Sparatrapp

CAPODICHINO: Aeroporto e ….Sparatrapp

La Sardegna è un’isola splendida che incanta e rimane nel cuore sempre, anche quando si è costretti ad andar via. È proprio quello che è accaduto a me pochi giorni fa, quando, terminate le vacanze, ho dovuto lasciare la costa Smeralda. In aeroporto l’accoglienza è stata a dir poco perfetta: un’hostess gentile e professionale mi accompagna lungo i percorsi dell’aeroporto fino all’imbarco, dove mi affida ad altri suoi colleghi, altrettanto garbati e signorili, che non lasciano nulla al caso. La sedia che deve condurmi al mio posto in aereo è provvista di ogni necessario dispositivo : cintura di sicurezza, poggiapiedi, poggiatesta, braccioli. Davvero non si può chiedere di più e di meglio. Il volo è comodo e confortevole, ma, arrivato a Napoli la musica cambia. Un disastro, non so se sono in uno zoo o in aeroporto. Ad accogliermi, senza neppure salutare, ci sono degli ululati paragonabili a quelli delle scimmie. Il primo urlo cavernoso e fastidioso è questo: ” Oè Cì, oè Cì ( Ciro) t’aggia ritt e piglià ò guaglione”. Altro ululato scimmiesco: ” Comm ò piglio? pe man o pi pier?” ( Come lo prendo? Per le mani o per i piedi?). Da questo tira e molla viene fuori una cosa tipo nove settimane e mezzo: nel tentare di sollevarmi vengo spogliato, pantaloni giù e maglia sollevata, e gettato sulla sedia con una violenza mai vista prima. Sedia? forse sì , ma non certamente adatta al trasporto di un disabile :la cintura di sicurezza è stata letteralmente inventata con quello che in napoletano viene comunemente definito ” ò sparatrapp” un pò di nastro sottile e…..annodato alla bell’e meglio, come è possibile vedere in foto; del poggiapiedi e poggiatesta neppure l’ombra. Non so come vengo portato fuori dal velivolo mentre vedo gli sguardi preoccupati dei miei genitori e quelli perplessi del personale dell’aereo. Sono a Napoli, in Italia, in Europa eppure penso che neanche nel più povero dei paesi del terzo mondo avrei ricevuto un’accoglienza e un trattamento simile. 
Dario Ricciardi 

Presentazione libro ” Le leggende del tennis” di Angelo Mangiante

Presentazione libro ” Le leggende del tennis” di Angelo Mangiante

 

Domani, in anteprima nazionale avrò l’onore ed il privilegio di presentare, in diretta Facebook “ Le leggende del tennis”, il nuovissimo libro di Angelo Mangiante, non posso celare un po’ di emozione per il compito che Angelo ha pensato di affidarmi, non solo perché è un’anteprima nazionale, ma anche perché presenterò il libro di quello che considero un fratello maggiore per me. Se volete vi aspettiamo domani per parlare delle “ Leggende del tennis” e molto altro. Questa sera vi verrà comunicato anche l’orario di inizio della diretta di domani. Vi ringraziamo moltissimo

Dalla mia amica Carola Flauto

Dalla mia amica Carola Flauto

Pochi giorni fa ho ricevuto questa pagina frutto della penna di Carola Flauto, amica carissima nonchè scrittrice di fama nazionale.

Il protagonista della sua riflessione sono proprio io e, dal momento che  Carola mi fa oggetto  di elogi  e complimenti che non credo di meritare, sono stato combattuto sull’opportunità di  pubblicarla, ma la scrittura di Carola è talmente attraente, fluida e gradevole, che mi è parso un delitto privare i miei amici del piacere della lettura.

Grazie di cuore, Carola.

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Storia di un numero primo.
Dario Ricciardi l’ho incontrato al mare ieri mattina a Torre Saracena, un posto magnifico del nostro litorale Oplontino.
Lui è là, sotto l’ombrellone, seduto nella sua navicella speciale, con il tablet aperto sul mondo. Il mondo di Dario è fatto di letteratura, politica, sport, riflessioni etiche. Lui è laureato in lingue, laurea magistrale nonostante il suo handicap che gli tiene in prigione tutto il corpo, tranne la testa e il cuore che fanno insieme un lavoro straordinario. Dario corre con il suo pensiero su gambe da gigante, i suoi passi sono doppi rispetto alla “normalità”. Dario da il vero nome alle cose, per parlare del suo handicap, non educora con sinonimi formali, lui si definisce un disabile, disabile motorio. La sua sovrasensibilità l’ha allenata dal primo giorno che è stato consapevole. Percepisce la compassione degli altri nei suoi confronti e la ribalta con l’autoironia, con quella capacità di guardare più lontano, quello sguardo lungo che ha esercitato con la passione per la conoscenza. È sicuro di sé Dario e della sua capacità di elaborazione di un pensiero critico. È diventato giornalista pubblicista. La vita lo incanta così come è incantato dalla comunicazione e dal dialogo. Ha tantissimi amici, da famosi giornalisti ed intellettuali alle persone comuni. La sua selezione è spietata non è il titolo di studio o lo status sociale delle persone a cui lui si appassiona è piuttosto l’empatia e il modo etico di stare al mondo. Lui è un numero primo che le istituzioni rendono ultimo, insieme ai tanti disabili. Non è una società progredita questa che innalza e non abbatte barriere mentali ed architettoniche, che non investe risorse per il sostegno alle famiglie dei disabili, non è una società progredita la nostra se ancora avanza con lentezza nell’affidamento di ruoli di rilievo ai numeri primi come Dario. Nella maggioranza dei casi i disabili diventano fenomeni passeggeri di strumentalizzazione politica che alimenta pietismo inutile che non fa crescere la società.

I DISABILI: STORIA D’ INGIUSTIZIA SU UNA MINORANZA SILENZIOSA

I DISABILI: STORIA D’ INGIUSTIZIA SU UNA MINORANZA SILENZIOSA
I DISABILI: STORIA D’ INGIUSTIZIA SU UNA MINORANZA SILENZIOSA 
L’Italia è davvero uno strano Paese e soprattutto è  il Paese dei BONUS: ecobonus, bonus ristrutturazione, sisma bonus, bonus baby sitter, bonus “Renzi”, bonus verde e giardini, bonus asili nido, bonus biciclette e monopattini, bonus PC e tablet, bonus vacanze, bonus animali domestici e chi più ne ha più ne metta. Anzi tra i bonus aggiungerei anche il reddito di cittadinanza, che ha un nome diverso ma che nella sostanza quello è.
Ebbene  questo strano Paese, così pronto ad elargire e a venire incontro alle esigenze di tutti, non trova mai e dico mai le risorse per supportare I PORTATORI DI DISABILITA’.
Avete mai sentito del bonus disabilità?
Si va incontro al genitore che per poter lavorare necessita di baby sitter ma non si parla mai della mamma che ha dovuto rinunciare al lavoro per stare 24 al giorno a prendersi cura di un figlio con problemi gravissimi. Nemmeno quando è stata fatta richiesta di pensionamento anticipato per i genitori di questi sfortunati ragazzi – e stiamo parlando di poche migliaia  di lavoratori- si sono trovate le risorse. Per loro le porte e i cordoni della borsa sono sempre chiusi. Cambiano i governi ma nulla cambia per le persone diversamente abili e per le loro famiglie. Anzi in tempi di magra si è sempre pronti a tagliare sul welfare.
Pensate che solo recentemente la Corte d’Appello di Torino ha sancito che le pensioni d’invalidità sono troppo basse e quindi incostituzionali, cioè ha detto quello che la politica si rifiuta di ammettere: i 255,86 euro mensili, previsti per le persone totalmente inabili al lavoro per effetto di gravi disabilità, non sono sufficienti a soddisfare i bisogni primari di vita, violando così l’articolo 38 della Costituzione.
C’è voluto un Tribunale per sancire un’ovvietà sotto gli occhi di tutti da tempo immemorabile.
Perchè tanta “disattenzione” verso il mondo dei disabili?
E’ azzardato dire che la ragione sta nel fatto di essere MINORANZA SILENZIOSA, DEBOLE PER DEFINIZIONE, POCO UTILE DAL PUNTO DI VISTA ELETTORALE?
Mi piacerebbe confrontarmi con chiunque sull’argomento ma soprattutto con coloro che hanno compiti decisionali per capire se provano un minimo di vergogna di fronte a tanta ingiustizia e a tanta inciviltà. Non uso a caso la parola inciviltà perchè  la  civiltà di un popolo si misura dal modo con cui tratta i più deboli e più sfortunati.
Dario Ricciardi

L RACCONTO – Dario Ricciardi: “Gattuso saprà dare il giusto slancio al Napoli, la mia sensazione appena ho varcato la soglia della sala stampa di Castel Volturno è stata chiara”

L RACCONTO – Dario Ricciardi: “Gattuso saprà dare il giusto slancio al Napoli, la mia sensazione appena ho varcato la soglia della sala stampa di Castel Volturno è stata chiara”

È una fredda domenica mattina di inizio anno, non sono molto in forma, il raffreddore e l’influenza non danno tregua, ma la percezione che quella dì oggi sia una mattinata indimenticabile l’ho subito, appena varco la soglia della sala stampa di Castel Volturno. Negli ultimi tempi mi ero un pò distaccato dallo sport per dedicarmi allo studio e ai temi di disabilità, a me carissimi. Ma è bellissimo riscoprire la mia passione, quasi viscerale per lo sport, in particolar modo per il calcio. Gennaro Gattuso si sa è uno di pancia, sincero dice sempre quello che pensa ed il suo modo di fare mi affascina, non poco. “ Complimenti all’Inter, Antonio ha costruito una squadra forte, ma noi siamo il Napoli. Dobbiamo avere il veleno dentro”. Dopo avere ascoltato queste parole avrei avuto una voglio matta di indossare gli scarpini e scendere in campo. Non puoi non avere l’asticella delle motivazioni a mille dopo frasi del genere. Rino è un uomo che trasuda calcio, vive di e per il calcio. È uno che quando respira il profumo dell’erba si esalta, esattamente come farei io ( mannaggia le gambe). Son contento che il Napoli abbia trovato questo allenatore perchè può dare un grosso slancio emotivo ad una piazza ora un pò troppo spenta e disaffezionata. Al termine della conferenza, mia madre con il suo fare sempre dolce e gentile, mi invita a salutare tutti ed andare via, ma io non posso, c’è una ragione di cuore che mi spinge a rimanere ancora li. Mio padre che è davvero unico e la sua unicità sta nel comprendere le situazioni con un semplice sguardo, lo intuisce e mi concede il permesso Ugola sarà Live con la Ele tra pochissimo, un momento di altissima tv che non posso perdere! Battute a parte la verità è che dietro quella telecamera ho sempre sognato di esserci anch’io, dando il cinque e battendo il pugno sul cuore a tutti, ma proprio tutti voi, gridando “ Ce l’ho fatta! Nella vita mai dire mai… Del resto anch’io come Ibra cadabra devo ancora compiere l’ultima magia.
Dario Ricciardi

Fonte: http://Napolimagazine.com

Disabilità e accessibilità, incontro al Comune con Mina Welby, dell’Associazione Luca Coscioni

Disabilità e accessibilità, incontro al Comune con Mina Welby, dell’Associazione Luca Coscioni

Una battaglia di civiltà con cinque proposte per una città vivibiie

a cura di

Dario Ricciardi


Il 22 Novembre 2019, presso la sede del Comune di Torre Annunziata in Via Provinciale Schiti, si è tenuta una riunione alla presenza del Sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione, della dottoressa Mina Welby, vicepresidente dell’Associazione Luca Coscioni, dell’architetto Rosanna Cirillo, dell’avvocato Ciro Manfredonia, del geometra Scarpa (membri dello staff del Sindaco) e del sottoscritto, presente in quanto rappresentante delle istanze dei disabili torresi ,avente come oggetto del dibattito il “PEBA” (Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche).
Si è discusso della possibile installazione sul nostro territorio di una app, denominata ” NO BARRIERE”, allo scopo di redigere una mappa degli ostacoli presenti sul territorio, per riuscire ad eliminarli con l’aiuto di urbanisti e tecnici competenti.
Si è poi proposto di coinvolgere e sensibilizzare tutte le scuole del territorio al problema della disabilità e dell’accessibilità.
Al termine dell’incontro ho preso la parola ed ho elencato cinque punti che a mio avviso sono requisiti minimi fondamentali perchè una città -la nostra- possa definirsi civile, accessibile ed inclusiva. Tali aggettivi non fanno riferimento solo all’ accessibilità per chi vive in sedia a rotelle, ma alla qualità di vita di tutta la nostra
Ecco i punti:
1) Rimozione di tutti gli ostacoli (cartelloni, pali della luce, segnaletica stradale ecc.) posti sui marciapiedi e tali da impedire la normale circolazione a piedi o in carrozzina.
2) Provvedere a dotare tutti i marciapiedi e locali pubblici di scivoli o pedane, in maniera tale da consentire l’accesso e la fruizione degli spazi pubblici (gli scivoli lungo i marciapiedi devono essere segnalati con il simbolo della sedia a rotelle, come già viene fatto nella confinante città di Torre del Greco).
3) Chiedere ai gestori degli stabilimenti balneari la realizzazione di passerelle che consentano di giungere senza difficoltà fino al bagnasciuga, con sedie Job per accedere o uscire dall’acqua (é vergognoso e mortificante che non ci siano tali camminamenti che risulterebbero utili non solo al disabile permanente ma anche all’anziano e a chiunque viva una situazione di difficoltà fisica)
4) Predisporre un sistema sanzionatorio serio e severo ricorrendo anche alla videosorveglianza per tutti coloro che occupano impropriamente ed abusivamente gli stalli riservati ai diversamente abili, o che parcheggiano all’altezza degli scivoli o sulle strisce pedonali.
5) Difesa contro l’insopportabile inquinamento acustico che la città deve subire nei mesi estivi. Nonostante le numerosissime proteste e segnalazioni, per garantire il divertimento dei giovani si calpestano i diritti di tutti, lavoratori, studenti, anziani, malati e disabili.
Sono 5 punti, a cui potrebbero aggiungersene tanti altri, da cui poter partire per dimostrare volontà e serietà nell’affrontare problemi di civiltà mche fanno “la qualità della vita”. Per la loro realizzazione, e soprattutto per evitare che restino parole vane da riporre nel polveroso cassetto delle buone intenzioni, ho chiesto al Sindaco ed al suo staff di definire un cronoprogramma così che i cittadini possano verificarne la realizzazione.
E’ una sfida? Probabilmente sì, ma una sfida in cui a vincere sarebbe l’intera Città di Torre Annunziata.

Dario Ricciardi
http://torresette.it

Lettera di dimissioni dal ruolo di delegato del Sindaco allo sport e disabilità di Dario Ricciardi

Caro Sindaco,


all’indomani della tua elezione mi hai onorato conferendomi la carica di tuo delegato alla comunicazione sui temi della Disabilità e dello Sport.
In quella nomina ho letto la volontà dell’Amministrazione che presiedi a voltare pagina e a dimostrare con i fatti il desiderio di affrontare con buona volontà e spirito di servizio il problema dell’accessibilità e della difesa dei diritti dei disabili torresi.
A distanza di 2 anni devo rilevare con estremo rammarico che nulla è cambiato.
Da allora mai una volta sono stato convocato né da te né dal consiglio comunale per affrontare i problemi che mi stanno a cuore.
Ho cercato allora di sollecitare attenzione e reazione con i mezzi che mi sono più congeniali: la penna e la parola. Ho scritto articoli di denuncia e ti ho evidenziato nei nostri incontri il disagio vissuto ogni giorno da chi, disabile come me, deve confrontarsi con le difficoltà e le limitazioni proposte dalla nostra città.
Il silenzio è stato assordante.
Prendo quindi atto che la carica conferitami ha avuto un significato meramente propagandistico e che di fatto anche la tua Amministrazione non ha alcun reale interesse ad affrontare con serietà i problemi correlati alla disabilità.
Al contrario, la difesa dei diritti dei disabili resta per me una battaglia da portare avanti con convinzione giorno dopo giorno, sarà il mantra a cui ispirare le mie azioni future.
Per tutto questo, non avendo io né ambizioni politiche né la vanità di ostentare una carica pubblica ma solo il desiderio di fornire collaborazione fattiva, rassegno le mie dimissioni irrevocabili dal ruolo che mi avevi riservato.
A te e a tutta l’Amministrazione Comunale il mio augurio di buon lavoro per realizzare una Torre Annunziata inclusiva ed accessibile.
Dario Ricciardi

Torre Annunziata, Dario non si è arreso a chi voleva fare propaganda con la sua disabilità

Ringrazio il mio amico Toni Nocchetti per il sostegno e la vicinanza.  https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/18/torre-annunziata-dario-non-si-e-arreso-a-chi-voleva-fare-propaganda-con-la-sua-disabilita/5568883/

Federica Pellegrini medaglia d’oro: grazie per l’ennesimo miracolo

Federica Pellegrini medaglia d’oro: grazie per l’ennesimo miracolo

Gli spalti sono gremiti, la tensione è palpabile ad un miglio di distanza, il silenzio nell’attesa della gara è rispettoso come si conviene nelle grandi occasioni. Le dominatrici indiscusse degli ultimi anni e perciò favorite nel pronostico, sono le nuotatrici australiane e svedesi, ma noi abbiamo la solita indomabile Federica Pellegrini. Basta Il suo nome per incutere nelle avversarie un timore reverenziale. Ma non c’è più spazio per pensieri e strategie: si scende in vasca! 
Ai blocchi di partenza tremano i polsi a Fede e con lei a tutti gli italiani. Ma niente paura, è solo consapevolezza della posta in palio. 
Ha gli occhi della tigre dipinti sul volto e questo è a dir poco rassicurante. 3, 2,1….. si parte! 
La tigre è tesissima, sembra bloccata, fa fatica a ruggire! Siamo dietro! Siamo dietro! Accidenti! Dai, Fede! 
Questa medaglia non può sfuggirti, deve essere tua!
La leonessa sembra strizzare L’occhiolino e sorridere: e’ solo questione di tempo. Si tratta solo di aumentare i giri del motore ed ingranare qualche marcia in più. 
E allora…….. eccola,eccola,eccola! 
Le braccia iniziano a schiaffeggiare l’acqua come meglio non si può, le gambe cominciano a sforbiciare più veloce del vento. Siamo lì, siamo lì! Terza, seconda, prima! 
Tocca, tocca quel maledetto bordo, Fede, toccalo che ci siamo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 
Alza al cielo la tua medaglia, alta, altissima. 
Noi ti ringraziamo per l’ennesimo miracolo sportivo che ci hai regalato. Fatti abbracciare fortissimo, Federica! Con te è esaltante amare lo sport ed inorgoglisce essere italiani. Grazie con tutto il cuore. Ma questo romanzo meraviglioso non può terminare così: abbiamo ancora l’ultima pagina da scrivere: Tokyo 2020! Noi siamo già pronti ad esultare! Passano gli anni, cambiano le generazioni, ma tu non passi mai.
GRAZIE.Gli spalti sono gremiti, la tensione è palpabile ad un miglio di distanza, il silenzio nell’attesa della gara è rispettoso come si conviene nelle grandi occasioni. Le dominatrici indiscusse degli ultimi anni e perciò favorite nel pronostico, sono le nuotatrici australiane e svedesi, ma noi abbiamo la solita indomabile Federica Pellegrini. Basta Il suo nome per incutere nelle avversarie un timore reverenziale. Ma non c’è più spazio per pensieri e strategie: si scende in vasca! 
Ai blocchi di partenza tremano i polsi a Fede e con lei a tutti gli italiani. Ma niente paura, è solo consapevolezza della posta in palio. 
Ha gli occhi della tigre dipinti sul volto e questo è a dir poco rassicurante. 3, 2,1….. si parte! 
La tigre è tesissima, sembra bloccata, fa fatica a ruggire! Siamo dietro! Siamo dietro! Accidenti! Dai, Fede! 
Questa medaglia non può sfuggirti, deve essere tua!
La leonessa sembra strizzare L’occhiolino e sorridere: e’ solo questione di tempo. Si tratta solo di aumentare i giri del motore ed ingranare qualche marcia in più. 
E allora…….. eccola,eccola,eccola! 
Le braccia iniziano a schiaffeggiare l’acqua come meglio non si può, le gambe cominciano a sforbiciare più veloce del vento. Siamo lì, siamo lì! Terza, seconda, prima! 
Tocca, tocca quel maledetto bordo, Fede, toccalo che ci siamo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 
Alza al cielo la tua medaglia, alta, altissima. 
Noi ti ringraziamo per l’ennesimo miracolo sportivo che ci hai regalato. Fatti abbracciare fortissimo, Federica! Con te è esaltante amare lo sport ed inorgoglisce essere italiani. Grazie con tutto il cuore. Ma questo romanzo meraviglioso non può terminare così: abbiamo ancora l’ultima pagina da scrivere: Tokyo 2020! Noi siamo già pronti ad esultare! Passano gli anni, cambiano le generazioni, ma tu non passi mai.
GRAZIE.Gli spalti sono gremiti, la tensione è palpabile ad un miglio di distanza, il silenzio nell’attesa della gara è rispettoso come si conviene nelle grandi occasioni. Le dominatrici indiscusse degli ultimi anni e perciò favorite nel pronostico, sono le nuotatrici australiane e svedesi, ma noi abbiamo la solita indomabile Federica Pellegrini. Basta Il suo nome per incutere nelle avversarie un timore reverenziale. Ma non c’è più spazio per pensieri e strategie: si scende in vasca! 
Ai blocchi di partenza tremano i polsi a Fede e con lei a tutti gli italiani. Ma niente paura, è solo consapevolezza della posta in palio. 
Ha gli occhi della tigre dipinti sul volto e questo è a dir poco rassicurante. 3, 2,1….. si parte! 
La tigre è tesissima, sembra bloccata, fa fatica a ruggire! Siamo dietro! Siamo dietro! Accidenti! Dai, Fede! 
Questa medaglia non può sfuggirti, deve essere tua!
La leonessa sembra strizzare L’occhiolino e sorridere: e’ solo questione di tempo. Si tratta solo di aumentare i giri del motore ed ingranare qualche marcia in più. 
E allora…….. eccola,eccola,eccola! 
Le braccia iniziano a schiaffeggiare l’acqua come meglio non si può, le gambe cominciano a sforbiciare più veloce del vento. Siamo lì, siamo lì! Terza, seconda, prima! 
Tocca, tocca quel maledetto bordo, Fede, toccalo che ci siamo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 
Alza al cielo la tua medaglia, alta, altissima. 
Noi ti ringraziamo per l’ennesimo miracolo sportivo che ci hai regalato. Fatti abbracciare fortissimo, Federica! Con te è esaltante amare lo sport ed inorgoglisce essere italiani. Grazie con tutto il cuore. Ma questo romanzo meraviglioso non può terminare così: abbiamo ancora l’ultima pagina da scrivere: Tokyo 2020! Noi siamo già pronti ad esultare! Passano gli anni, cambiano le generazioni, ma tu non passi mai.
GRAZIE.Gli spalti sono gremiti, la tensione è palpabile ad un miglio di distanza, il silenzio nell’attesa della gara è rispettoso come si conviene nelle grandi occasioni. Le dominatrici indiscusse degli ultimi anni e perciò favorite nel pronostico, sono le nuotatrici australiane e svedesi, ma noi abbiamo la solita indomabile Federica Pellegrini. Basta Il suo nome per incutere nelle avversarie un timore reverenziale. Ma non c’è più spazio per pensieri e strategie: si scende in vasca! 
Ai blocchi di partenza tremano i polsi a Fede e con lei a tutti gli italiani. Ma niente paura, è solo consapevolezza della posta in palio. 
Ha gli occhi della tigre dipinti sul volto e questo è a dir poco rassicurante. 3, 2,1….. si parte! 
La tigre è tesissima, sembra bloccata, fa fatica a ruggire! Siamo dietro! Siamo dietro! Accidenti! Dai, Fede! 
Questa medaglia non può sfuggirti, deve essere tua!
La leonessa sembra strizzare L’occhiolino e sorridere: e’ solo questione di tempo. Si tratta solo di aumentare i giri del motore ed ingranare qualche marcia in più. 
E allora…….. eccola, eccola ,eccola!
Le braccia iniziano a schiaffeggiare l’acqua come meglio non si può, le gambe cominciano a sforbiciare più veloce del vento. Siamo lì, siamo lì! Terza, seconda, prima! 
Tocca, tocca quel maledetto bordo, Fede, toccalo che ci siamo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 
Alza al cielo la tua medaglia, alta, altissima. 
Noi ti ringraziamo per l’ennesimo miracolo sportivo che ci hai regalato. Fatti abbracciare fortissimo, Federica! Con te è esaltante amare lo sport ed inorgoglisce essere italiani. Grazie con tutto il cuore. Ma questo romanzo meraviglioso non può terminare così: abbiamo ancora l’ultima pagina da scrivere: Tokyo 2020! Noi siamo già pronti ad esultare! Passano gli anni, cambiano le generazioni, ma tu non passi mai.
GRAZIE.

Dario Ricciardi

https://www.torresette.news/24-news/2019/07/24/federica-pelligrini-medaglia-d-oro-grazie-per-l-ennesimo-miracolo

Sapete da dove viene il termine “handicap”?

Sapete da dove viene il termine “handicap”?

Non c’è dubbio che mai prima d’ ora si è riscontrato tanto interesse e attenzione da parte dei mezzi d’informazione al mondo della disabilità.

Ma avete mai fatto caso al modo con cui si affronta l’argomento e soprattutto al modo con cui ci si rivolge al disabile?

Il tono degli articoli è solitamente permeato di pietismo, buonismo o sensazionalismo, e quando si parla dei disabili ancora si usano termini come handicappato, menomato, persona condannata a vivere in carrozzella e via di questo passo.

Toni da romanzo d’appendice, parole vecchie e improprie.

Tanto per capirci: sapete da dove viene il termine “ handicap”? Con questa parola si definiva la zavorra di piombo che serviva a livellare la differenza di peso dei fantini nelle corse dei cavalli. Ora ditemi voi se un’espressione del genere non debba essere percepita come un insulto. Io, malgrado i miei limiti motori, non mi sono mai sentito zavorra e, come me, credo anche la maggioranza delle persone disabili.

Ciò che intendo dire è che le parole pesano, le parole definiscono la realtà.

Per fortuna non sono il solo a pensarla così.

Partendo dal “Testo Unico dei Doveri del Giornalista” che riporta all’articolo 6: “Il giornalista rispetta i diritti e la dignità delle persone malate o con disabilità, siano esse portatrici di menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali” la onlus FIABA (Federazione italiana per l’abbattimento delle barriere architettoniche), si è fatta promotrice di una nuova “carta deontologica” per i giornalisti, che insegni loro a parlare correttamente di disabilità, iniziando dall’uso dell’acronimo PRM, cioè “Persona con ridotta mobilità”.

Insomma, è vero che le parole non cambiano la realtà di chi vive una limitazione, ma resta il fatto che il linguaggio non deve mai creare discriminazioni e anzi deve essere accorto e rispettoso dei diritti e della dignità delle persone.

Dario Ricciardi

Fonte: puntofamigliaplus

Tennis, Fabio Fognini trionfa a Montecarlo. Ci ha reso fieri di essere italiani

Tennis, Fabio Fognini trionfa a Montecarlo. Ci ha reso fieri di essere italiani

Esiste un confine tra sogno e realtà? Difficile trovare risposta a questa domanda, dal momento che ad inizio torneo di Montecarlo (il primo Master 1000 della stagione tennistica su terra battuta), nessuno avrebbe puntato un centesimo sulla vittoria di Fabio Fognini! C’erano i soliti noti con una fame di vittoria pazzesca, a cominciare da Rafa Nadal, in quello che ormai viene comunemente definito il torneo di casa sua, per finire a Novak Djokovic.

Fognini in finale! Ma siete pazzi? Non dite sciocchezze e non raccontatelo in giro, mi raccomando! E invece… Invece… Eccolo qua! Eccolo qua!

Il puledrino diventato purosangue dipinge tennis meglio di Giotto e Raffaello, trovando angoli impossibili e soprattutto impensabili, quando colpisce la palla sembra avere il goniometro: riesce sempre a piazzarla con precisione millimetrica rispetto alla riga di fondo campo. Per non parlare dei colpi ubriacanti grazie ai quali riesce a mandare letteralmente al manicomio gli avversari ed in visibilio il pubblico. Ammirare Fabio Fognini è un piacere per gli occhi! Sembra di avere il joystick della PlayStation tra le mani e di telecomandare una palla pazza ed imprevedibile. La finale vinta domenica da Fabio con il risultato di 6-3 6-4 contro il serbo Dušan Lajović è il risultato del completamento di un processo di crescita sviluppato negli anni e giunto ora alla sua apoteosi. E questo anche grazie al lavoro certosino di Corrado Barazzutti e Flavia Pennetta, campionessa Slam, che gli ha trasferito una calma olimpica nella gestione dei momenti cruciali della gara.

Fabio è la crisalide diventata farfalla! Ora volerà! A 32 anni ci sono ancora tantissimi margini di miglioramento e altrettante possibilità per entrare a far parte dei migliori 10 al mondo. Noi abbiamo l’obbligo di crederci, consapevoli della sua forza e delle sue potenzialità.

Ma non corriamo troppo in là, godiamoci il momento. Fabio ci ha reso fieri di essere italiani e finalmente possiamo dirlo: il cielo di Montecarlo si è tinto di azzurro!

Grazie Fabio per le emozioni che ci hai fatto vivere, diventando il primo italiano ad aver vinto un Master 1000.

Dario Ricciardi

https://www.torresette.news/sport/2019/04/22/tennis-fabio-fognini-trionfa-a-montecarlo-ci-ha-reso-fieri-di-essere-italiani?refresh

“Sono un giornalista in carrozzella, ma non mi sono mai arreso davanti a nessuna difficoltà”

“Sono un giornalista in carrozzella, ma non mi sono mai arreso davanti a nessuna difficoltà”
18 dicembre 2018

Mi chiamo Dario Ricciardi, sono un giornalista “in carrozzella”, nel senso che da sempre vivo una condizione di disabilità. Contrariamente a quanto si possa pensare, la mia è una storia fatta di gioia, amore sconfinato e colori, molto lontana dallo stereotipo del disabile solo, arrabbiato ed emarginato. Sin dalla nascita sono affetto da una grave forma di paralisi cerebrale infantile che ha severamente limitato le mie capacità motorie. Per questa ragione sono costretto su una sedia a rotelle e la mia motricità è limitata al solo indice sinistro. Ma da quell’indice è partito il mio personale riscatto. Non mi sono mai arreso di fronte alle mille difficoltà cui la vita mi ha sottoposto. Insieme alla mia famiglia ho dovuto affrontare prove che avrebbero scoraggiato chiunque: dal cambio della scuola materna che mi aveva rifiutato, passando per i ricorsi al TAR ad ogni inizio di anno scolastico per vedermi riconosciuto il diritto allo studio, fino alla necessità di un accompagnamento costante per superare le barriere architettoniche che ancora insistono nei nostri edifici scolastici, università compresa.

La mia caparbietà e determinazione fortunatamente hanno trovato appoggio nell’incontro con tante persone semplici e straordinarie, collaboratori scolastici, professori, compagni di classe, che mi sono stati affianco aiutandomi fisicamente, supportandomi nei tanti momenti di difficoltà e stimolandomi a portare avanti il mio sogno: diventare un giornalista televisivo, uno come i miei tanti amici della redazione di Sky Sport 24.

A 17 anni ho vinto una delle tappe del concorso “Diventa cronista con il Napoli” indetto da “Il Mattino”, ed a 18 ho conseguito il titolo di giornalista pubblicista, risultando in quel periodo il giornalista più giovane d’Italia. Ho dovuto rinunciare a camminare, a correre, a ballare, a rincorrere un pallone (cosa che tuttora mi manca), ma grazie all’indice sinistro e ai mezzi che il progresso mi ha messo a disposizione, ho intessuto una rete di contatti che mi ha riempito la vita di amici e di stimoli straordinari. Collaboro con testate locali interessandomi di sport, ma soprattutto dei problemi legati al mondo della disabilità: “La Repubblica” nelle pagine napoletane ospitò una mia denuncia dal titolo: “La Regione Campania calpesta i diritti dei disabili” contro il taglio dei fondi destinati ai centri di riabilitazione, che trovò immediato riscontro in una marcia indietro dei vertici regionali.

Non mi sono fatto mancare neppure un passaggio nel mondo della politica, essendo stato candidato alle ultime Elezioni Comunali a Torre Annunziata, la città in cui vivo e che tanto amo. Oggi sono delegato del Sindaco per lo sport e la disabilità. Ho conseguito la laurea triennale in “Lingue e Culture moderne” con la votazione di 110 e lode e sto completando la Laurea Magistrale in “Lingue per la Comunicazione e Cooperazione Internazionale”. Considero questa fase della mia vita soltanto la tappa di un lungo cammino che desidero percorrere col sorriso, con il mio indice sinistro e sempre, sempre…a colori. Viva la vita!

Dario Ricciardi

FONTE: http://puntofamiglia.net

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