Autore: Dario Ricciardi

  • Errani-Vinci ancora una volta sul tetto del mondo

    È incredibile: ancora loro! Ancora loro! Per un’altra stagione la coppia Errani-Vinci è stata eletta coppia dell’anno, un primato da tenere stretto, da coccolare, da cullare. Grazie alle “ Cichas”- è cosi che vengono affettuosamente chiamate dal loro pubblico – il doppio italiano è per il secondo anno consecutivo primo al mondo nella classifica internazionale del tennis femminile. Un risultato fantastico, che rende orgogliosi di essere italiani e di amare questo sport. La cosa che più mi affascina, quando le vedo giocare, è lo straordinario affiatamento che esibiscono ogni qualvolta scendono in campo: giocano a memoria, una crea, l’altra finalizza. E, con un pensiero in fantastica simbiosi, sembrano prevedere mosse ed attacchi avversari. A pieno titolo le farei rientrare nella categoria del “Tennis show club”, riservata solo a pochi, a quelli che danno del “tu” alla palla da tennis con prodezze e numeri d’alta scuola. Coccoliamocele, teniamocele strette: il primato è ancora nostro! Tutto nostro!

  • La squadra della fed cup ricevuta da Letta

    Sono state convocate a Palazzo Chigi come esempio dell’Italia che funziona e che vince. Molto più che un regalo di Natale. La visita di tutta la squadra di FED Cup al premier Enrico Letta è solo il doveroso riconoscimento, da parte del nostro Paese, per delle ragazze che, anno dopo anno, ci regalano soddisfazioni ed emozioni. Definirle incredibili mi sembra un aggettivo troppo riduttivo. Basti pensare che in pochissimo tempo prima la Schiavone, poi la Errani hanno scalato le vette del tennis internazionale. Risultati non da poco, visto che erano anni che una tennista italiana non raggiungeva questi livelli. Ecco perché saranno sempre da esempio per tutti quanti vogliono avvicinarsi allo sport, dimostrazione che solo con la caparbietà e la costanza, si possono raggiungere i traguardi sperati. Il grazie di Palazzo Chigi diventa il grazie di una Nazione.

  • Fognini calciatore: giocherà in promozione

    Fabio Fognini da quest’anno avrà una doppia veste: quella del tennista e quella del calciatore è stranissimo dirlo, ma è così. Il numero 1 del tennis italiano e vincitore di due tornei atp, è stato tesserato dal Taggia, squadra della sua città che milita in promozione. Per Fabio è un sogno diventato realtà, visto che a giornali e televisioni aveva dichiarato:” Da sempre sogno di giocare a calcio”. Obbiettivo raggiunto, dopo gli ultimi giorni di vacanza, Fabio, si aggregherà al Taggia, per iniziare la sua nuova avventura calcistica, che speriamo lo porti a mietere successi pari a quelli tennistici. Il campione italiano, esordirà domenica in una gara sentitissima, quale il derby con la Carlin’s Boys, speriamo che Fabio, rispolveri un po’ le reminiscenze che ha da bambino e diventi il
    “Milito” del Taggia. In bocca al lupo!
    Dario Ricciardi

  • L”orgoglio italiano per l’ennesimo trionfo mondiale (articolo del 4/11/2013)

    Alzala alta capitano, alzala alta perchè abbiamo vinto tutti, tutti! Questa vittoria in FED Cup, bagnata da un pubblico straordinario durante tutto il week-end è la vittoria di tutti noi Italiani, di ogni età e generazione, tutti uniti da un unico comune denominatore: l’amore per il tennis. Diciamola tutta: la squadra russa, avrà anche vinto 4 volte questa competizione ( come noi), ma non ha e non avrà mai il nostro spirito di gruppo. Il nostro è un gruppo unico, per il quale ogni aggettivo è riduttivo o sprecato. È un gruppo fatto per soffrire, sognare sudare e gridare tutte assieme , anche

    Francesca Schiavone, ormai nota come “ la leonessa”, che non ha risposto alla convocazione per motivi di anzianità, ha voluto mandare un segnale forte e chiaro alle proprie compagne, essendo presente in tribuna a sostenerle come se stesse giocando lei, quasi come a dire. “ Non vi ho abbandonato, ci sono anch’io! E adesso andiamoci a prendere la quarta FED Cup!” Così è stato, non
    sembra vero ma è cosi, grazie alla più bella ed appassionante partita della carriera di Robi bum-bum ( Roberta Vinci), che in circa 3 ore, tra torcicollo e crampi è riuscita a spuntarla contro Aleksandra Panova, per 8-6 al terzo set e alle due più agevoli vittorie di Sarita Errani, siamo campioni del mondo nel tennis femminile per la quarta volta. Alzala alta, alzala altissima capitano
    e fa partire il “ po-po.po” che dal 2006 ci contraddistingue in tutto il mondo. Abbiamo vinto tutti,
    tutti, tutti!
    Dario Ricciardi
  • Al via la Fed Cup, tre italiane per il quarto titolo

    Su il sipario, che lo spettacolo abbia inizio! Cagliari, sabato e domenica, ospiterà la Fed Cup (la coppa Davis femminile), che in Italia da almeno sette anni è un evento attesissimo da appassionati di tennis e non. Abbiamo vinto 3 volte, dal 2006, dopo che per le prime 42 edizioni non avevamo mai potuto sollevare il trofeo. Noi italiani siamo fatti così: quando c’è la speranza di vincere qualcosa siamo sempre presenti, a tifare, a emozionarci per chi in quel momento, in quello sport rappresenta il nostro Paese.
    Ma quante sono le possibilità che la squadra italiana riesca a conquistare la Coppa? Avversaria sarà la Russia, decimata dalle assenze forzate e volontarie. La migliore – secondo la classifica  sarà Alexandra Panova, numero 136 del mondoCorrado Barazzutti, il nostro capitano, ha scelto le quattro ragazze: Karin Knapp, Flavia Pennetta, Roberta Vinci e Sara Errani. Ora tutto dipende dal loro stato di forma.
    KARIN KNAPP/ Cosa va, cosa non va
    Ha avuto una carriera davvero travagliata: nel 2007 a Mosca venne aggregata come quinta giocatrice, poi il vuoto. Questo ritorno ai massimi livelli l’ha voluto con tutte le sue forze, e oggi può dichiarare: “Ero scesa fino alla settecentesima posizione mondiale, essere qui per me è un sogno”. La motivazione dunque c’è, ma potrebbe pagare l’inesperienza.
    SARA ERRANI/ Cosa va, cosa non va
    Bisogna capire in quali condizioni, sia fisiche che psicologiche, è tornata dal Masters di Istanbul, se ha subito accantonato il pensiero di aver chiuso con pochissime vittorie il torneo delle migliori 8. Ma non la chiamano turbo woman per caso: Sarita anche quando  non è al massimo della forma, sa sempre trovare le risorse per risolvere qualsiasi situazione e portare a casa l’incontro.
    FLAVIA PENNETTA/ Cosa va, cosa non va
    Stagione in chiaroscuro per lei, che va man mano riprendendosi dal brutto infortunio che l’ha relegata fuori dai giochi per sei mesi, ed è ancora in cerca della migliore condizione. È una veterana della FED Cup, ed ha sempre avuto un’attrazione fatale per questa manifestazione. Speriamo torni al top nel momento giusto.
    ROBERTA VINCI/ Cosa va, cosa non va
    Dovrebbe essere la più riposata di tutte, visto che ultimamente ha giocato solo in doppio. Per lei, proprio come per  Sarita, bisogna vedere quanto ha inciso, psicologicamente e fisicamente, la sconfitta in semifinale al Masters di doppio contro Makarova-Vesnina. Robi bum-bum quando vede l’azzurro si trasforma: si eccita, esulta sempre come se avesse vinto la partita della vita (rivedere Italia-Repubblica Ceca disputata a Palermo per credere). Va in cerca delle stesse sensazioni.
    L’attesa è finita, le nostre “ leonesse” sono prontissime. Forza Ragazze! Regalateci la quarta FED Cup.
  • Il ricordo di mia nonna

    Non bastano, non basteranno, mille parole per descriverla. Mia nonna, Licia De Bonis, ha lasciato un vuoto in me che niente, nessuno potrà mai colmare. Sono tanti, troppi gli album dei ricordi da rispolverare, le fotografie da immortalare nella memoria. Dal letto, condiviso per 8 anni assieme, allo studio matto e disperatissimo (per dirla alla Leopardi), alle sottili confidenze che solo lei era in grado di comprendere, sempre basandosi sui principi d’umiltà e lealtà. Sono questi i valori su cui ha cresciuto intere generazioni, cercando di fare del bene e ponendo lo studio come fulcro della realizzazione individuale. Lo spirito battagliero, l’ha da sempre contraddistinta, era a favore della “legalità”, parola spesso oltraggiata da queste parti. È stata e sarà sempre un modello da imitare per tutti. Anche se – ricordo ancora la sua amarezza quando ne parlava – c’è stato chi ha cercato di emarginarla, mettendola spalle al muro. Lei, donna di azione, dal carattere e dal temperamento senza eguali, non ha reagito con le parole ma con i fatti, facendo capire a tutti che non bisogna mai essere secondi a nessuno o sottostare a qualcuno. Principi che per decenni aveva inculcato anche ai suoi allievi: diventava una belva quando un alunno aveva saltato un compito o una lezione per una causa del tutto arbitraria. Mi ripeteva che si sentiva tradita da quei comportamenti, ha sempre provato a trasmettere agli altri l’amore sconfinato per lo studio che ha coltivato per tutta la vita. Fino all’ultimo istante. Anch’io ho beneficiato del suo talento. Il più bel ricordo che alberga tuttora in me è il momento in cui mi recitava a memoria le poesie di qualsiasi autore. Non sono mai riuscito a coglierla impreparata su una mia richiesta. È stata e sarà un esempio. Emularla non sarà impresa facile, ma ci si deve provare. Dal profondo del cuore voglio dirti: Grazie nonna.
  • News su Torresette

    Venerdì su  torresette, uscirà un articolo a firma mia sulla scomparsa della preside Licia De Bonis. Correte a comprarlo!!!

  • Una testimonianza d’affetto da un amico vero per una persona speciale che rimarrà sempre nel mio cuore: nonna Licia. Grazie Massimo

    Quando il femminismo era poco meno di un´idea, qui da noi cresceva una generazione femminile fortissima, nei valori e nelle aspirazioni. Licia De Bonis vi apparteneva e in quel gruppo ha sempre occupato un posto in prima fila, un posto guadagnato e non piovuto dall´alto, per grazia ricevuta o per diritto dinastico. Lei, con le altre, aveva fatto in tempo a scoprire quanto fosse limitante la dittatura nella formazione culturale dei ragazzi. Giovani donne allevate da mamme che reggevano le famiglie in un regime di matriarcato destinato a diventare sommerso quando le porte di casa si aprivano. Anche da questo particolare era nata la loro voglia di affermarsi, di conquistare spazi e posizioni fino ad allora nelle mani degli uomini. La scuola fu la prima roccaforte da espugnare. Impresa facile quando il progetto individuale era stato costruito sul sapere: libri divorati con la voracità dei campioni, grandi voti collezionati con lo stesso sottile piacere che procura a un´atleta un nuovo primato. Obiettivi centrati senza che mai la femminilità ne uscisse mortificata, abbrutita. Il concorso vinto praticamente subito, il posto di ruolo, il successo testimoniato da chi fu suo alunno prima e poi suo collaboratore in squadre che tendevano alla perfezione, sono stati tutti successi ottenuti di pari passo con una vita familiare serena: un marito innamorato, due figli venuti su seguendo l´esempio. Ma l´esistenza di Licia De Bonis, la professoressa temuta e la preside rispettata, non è stata una favola. La vita non le ha regalato solo allori e trofei, eppure Lei ha puntualmente reagito: alla sua maniera, lottando e proponendosi sempre come punto di riferimento, appiglio sicuro per tutti. Fino all´ultimo. La memoria le sopravvivrà, onorando anche il ricordo di una generazione indimenticabile.

  • Dov’è finito Rafa Nadal?

    Ma Rafa è Rafa? Dopo la semifinale persa per 6-2 6-4 al Masters 100 di Shangai contro Juan

    Martin Del Potro ( numero cinque al mondo), verrebbe da rispondere con un secco e deciso NO. Spento sulle gambe, poco reattivo, contesta le chiamate, sente che la partita gli sfugge di mano, s’innervosisce, sbuffa: questo non è il Nadal che conosciamo quello “ cattivo”, che va a prendersi la
    partita con le unghie e con i denti. Ma d’altro canto bisogna dire che dall’altra parte della rete, c’era
    un Del Potro davvero ispirato, che ha saputo contenere i tentativi di rimonta del campione di Maiorca, con grande maestria sia sul piano del gioco con frustate micidiali, che della corsa. La cosa che può e deve preoccupare non è tanto il fatto che Rafa abbia perso la partita, ma è il modo in cui
    l’ha persa. È stato sconfitto sul suo territorio quello mentale e quello del dritto. Non a caso la “
    chela mancina” ( colpo classico dello spagnolo, con il quale arrota la palla, imprimendole un effetto
    liftato ad uscire), non ha funzionato disinnescata benissimo da missili di dritto imprendibili e pennellate d’autore da parte del gigante argentino, che sta tornando prepotentemente ai suoi livelli. Del Potro è in uno stato di grazia, ma Rafa è Rafa?