Autore: Dario Ricciardi

  • “Braccialetti Rossi”, quando la patologia diventa vero amore

    Delle volte ci sono amori improvvisi, passioni irrefrenabili, emozioni che superano ogni logica. Può sembrare un’ esagerazione, ma non lo è se pensate alla fiction “Braccialetti Rossi”, andata in onda su RAI UNO: una storia nella quale sono accomunati in un unico gruppo ragazzi e ragazze di diversa età e con differenti patologie, che vivono nei vari reparti di un ospedale e che si fanno forza vicendevolmente. Tra loro spicca la figura di Leo, il leader, uomo vivace, simpatico e coraggioso, che, grazie al suo encomiabile entusiasmo per la vita, trascina tutto il gruppo dei braccialetti. (altro…)

  • Al mio ” tutto” Massimo Corcione

    Che dire! Quando viene a mancare il punto di riferimento di quello che per me è ormai molto più che un semplice amico, ma un punto di riferimento imprescindibile per la vita è come se il mio cuore volasse su in celo assieme a lei e le lasciasse in dote una sua piccola, grande parte. Non basta tutto il mio blog, le notti insonni, intere pagine di libri, la straordinaria consolazione dei miei cari per descrivere l’infinito dolore che provo. Quanto mi sarebbe piaciuto conoscervi signora Carlotta! Avrete modo di conoscermi proprio ora, attraverso le parole della mia amatissima nonna, che vi stimava tantissimo ( come me del resto). Intanto non smetterò mai di ringraziarvi per aver fatto nascere la stella più brillante di tutto il firmamento.
    Dario Ricciardi

  • Importante: il messaggio di Giacomo Campiotti

    darioricciardi.it sottoscrive il messaggio di Giacomo Campiotti (regista della fiction “Braccialetti Rossi”), invitando tutti i telespettatori a seguirla su Raiuno fino all’ultima puntata. (altro…)

  • Andreas Seppi: la notte magica

    Quante volte abbiamo sognato una notte così: una notte in cui tutto diventa magia, nella quale le gerarchie si ribaltano, le monarchie vengono spodestate per far spazio ad un solo uomo: Andreas Seppi. E’ successo nella notte italiana tra giovedì e venerdì, sul campo centrale di Melbourne (Australia): ha compiuto la più grande impresa tennistica italiana, diventando (solo per le statistiche) il quinto italiano a battere il più forte del mondo, “The king Roger Federer”, dopo 2 ore e 58 minuti di gioco. Ma questa vittoria è molto differente dalle altre, perfino da quella, altrettanto storica conquistata da Volandri nell’incanto del Foro Italico Quelle altre vittorie appartengono a un’era geologica lontana, arrivate con un Roger agli esordi, ancora ragazzino, senza esperienza. Questa invece, è avvenuta con un Federer “maturo”, a fine carriera, che per pochi anni ancora potrà calcare i palcoscenici dello slam. E quando stai per uscire, non ci stai proprio a perdere. Ma dall’altra parte della rete ha trovato un Andreas Seppi davvero ispirato, che non si è intimorito di fronte ai 15.0000 spettatori della Rod Laver Arena, mostrando un tennis perfetto, battagliando punto a punto e azzerando il divario abissale in classifica (numero 2 e numero 46). Seppi è stato bravissimo anche dal punto di vista atletico, emergendo alla distanza, scattando benissimo lungo tutto il campo, coprendo bene la rete e la diagonale lungolinea (preferita dal campione svizzero). Anzi è stato proprio lui, Andy, a incidere con precisione millimetrica con quel colpo (vedi punto dell’incontro). Questa partita non l’ha vinta solo Seppi, ma una nazione intera. È come se tutti noi fossimo volati oltreoceano per stringerci attorno a lui, diventato simbolo di un’intera nazione, proprio nei giorni in cui l’Italia appare sfaldata, con la corsa per il Quirinale che divide più di un derby. Forse è solo un’esagerazione, una di quelle che lo sport regala, ma grazie a questo connazionale di frontiera (Seppi è altoatesino) ci sentiamo tutti più italiani.

  • Lucia Esposito: ercolanese, non vedente, con le sue ricette spopola in rete

    Ci sono storie straordinarie, che escono fuori dall’immaginario ordinario, che superano i confini della logica, soprattutto quando i protagonisti vengono dalle nostre parti, dove tutto per definizione è più difficile. Quella di Lucia Esposito è una di queste. Ercolanese, non vedente da quando aveva 21 anni per una malattia ereditata dal padre, ma con una passione per la cucina coltivata da sempre, tanto da fondare un suo canale Youtube “C’è luce in cucina”(che consiglio sommessamente di andare a visitare). Una sorta di “Prova del cuoco fatta in casa” nella quale Lucia, con la sola forza del pensiero e del suo sviluppatissimo tatto, crea delle ricette davvero sopraffine in maniera del tutto autonoma e in brevissimo tempo. Assistere alla preparazione di una sua ricetta ha un effetto ipnotico. Provare per credere: un incantesimo che dura pochi minuti, ma che lascia un effetto rasserenante. Il sorriso è di quelli contagiosi, incorniciato da capelli corvini che fanno tanto bellezza mediterranea, le sue mani si muovono con una sicurezza e una velocità prodigiose, il piatto quasi si plasma, lei lo modella, le parole accompagnano i gesti con grandissima grazia. Un vero e proprio inno alla vita, che Lucia porta avanti con una caparbietà ed una determinazione che rischiano di farci rimanere annichiliti. Tutto è cominciato con una radio, “Radio Siani” di Ercolano: proponeva le sue preparazioni agli ascoltatori, ma la telecamera e Youtube hanno cambiato le carte: oggi Lucia è una piccola star televisiva, di quella televisione che vedi quando vuoi, come sarà la tv del futuro. Ma anche i canali tradizionali presto la cercheranno, se non l’hanno già fatto.Una donna vulcanica,e non solo perché abita ai piedi del Vesuvio: ha interpretato il concetto di disabilità come risorsa e non come handicap. Anzi lei la disabilità,e nello specifico la cecità, quasi non l’avverte, sentendosi perfettamente integrata nella società e vedendo la luce dove non c’è. Può apparire retorico dire che la storia di Lucia deve suonare come esempio e monito per tutti noi,ma è la rassicurante verità. C’è luce in cucina e non solo perchè è Natale.
    Dario Ricciardi

  • Pirlo, l’ultimo genio del calcio

    Classe, follia, genio e determinazione. Ormai ogni definizione è insufficiente per un campione assoluto, senza tempo né età. Questo è Andrea Pirlo: un fuoriclasse, uno che riesce a leggere prima le giocate di avversari e compagni, uno che vede il gioco come pochi, uno capace anche all’ultimo secondo di recupero (come è accaduto nel derby di Torino) di estrarre dal cilindro una perla fantascientifica, di quelle che si vedono solo alla playstation (e forse neppure lì). Ha cancellato immediatamente la scia del fantastico gol di Bruno Perez. Un’impresa nell’impresa: il brasiliano del Toro, partendo dalla propria area, aveva arato l’intera fascia, scartato gli avversari come birilli fino a scagliare un bolide impossibile da vedersi per Storari. Uno di quei colpi di cui si sarebbe parlato per mesi. Ha resistito, invece, fino all’ultimo istante del derby. Poi ci ha pensato Pirlo, facendo quello che altri neppure sarebbero arrivati a pensare: un tiro di una precisione millimetrica che sulla classifica finale di questo campionato potrebbe pesare moltissimo. Eppure, osservando l’età anagrafica di Pirlo (35 anni), la sua prodezza parrebbe quasi anacronistica, ma gli anni per lui non contano: è una stella e le stelle non smettono mai di brillare.

  • Buon compleanno Ale! Stasera alle 18:00 e alle 23:30 su Sky Sport 1 HD

    In occasione del quarantesimo compleanno di Alessandro del Piero, Federico Buffa è volato in India, per ripercorrere la carriera di un fuoriclasse intramontabile, scoprendo usi,costumi ed abitudini di questa nuova vita indiana. Buon compleanno Ale! Questa sera 18:00
    e 23:30 Sky Sport 1 HD.

    Inviateci le vostre foto con la linguaccia alla Del Piero ad #skysport

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  • Questa sera ore 23:00 Sky Sport 1 HD: 70 anni Rombo di tuono! Auguri Gigi Riva!

    Per festeggiare I 70 anni di Gigi Riva, Sky Sport gli dedica uno speciale, con le parole di Giorgio Porrà e le indimenticabili immagini di uno scudetto che fece impazzire un popolo intero. Un omaggio ad un campione che da sempre e nel cuore di tutti gli sportivi italiani, attraverso le interviste dell’epoca, il ricordo di Mario Sconcerti, il ritrovo dei campioni d’Italia quarant’anni dopo quella vittoria che li ha fatti entrare nella storia.

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  • Flavia Pennetta parte a razzo, ma la Petkovic la disinnesca

    Alzi la mano chi dice che il tennis non è lo sport più bello al mondo, un incredibile mix di forza, coraggio, fantasia, cuore e passione. Tutte caratteristiche che abbiamo visto nella finale del WTA Tournament of Champions di Sofia (da 594.000 euro, indoor), dove a scendere in campo sono state la nostra Flavia Pennetta e la tedesca Andrea Petkovic. Flavia parte subito come un razzo, gioca davvero bene, anticipa le mosse dell’avversaria, mettendo in mostra il suo miglior tennis e sfoderando dei rovesci lungolinea ( marchio di fabbrica di casa Pennetta), impressionanti per rapidità, potenza ed esecuzione. Flavia domina il campo in lungo e in largo, mandando la tedesca in totale confusione, conquistando il primo set 6-1. Nel secondo parziale il trend positivo non s’inverte, madall’altra parte c’è un’altra giocatrice. Il gioco della Pennetta, non cala minimamente d’intensità ( anzi), ma stavolta è la Petkovic, ad alzare sensibilmente il livello del suo gioco: prende tutto, ma anche la brindisina continua a regalare spettacolo puro. La Petkovic, sembra atleticamente più fresca, incassando il secondo set per 6-4. La partita s’infiamma: il terzo set è davvero roba per palati fini……..Adesso è un’autentica battaglia di nervi, vince chi ha più benzina nel serbatoio. Nessuna delle due vuole cedere, entrambe si lavorano ai fianchi alla disperata ricerca di un vincente. Dopo una serie infinita di scambi entusiasmanti ( purtroppo per noi) è F lavia a dover cedere con un 6-3 oserei dire bugiardo per i valori evidenziati sul campo, maturato ( forse) con un nastro beffardo, ma decisivo. A Flavia non possiamo rimproverare nulla, ci ha regalato davvero un incontro pazzesco, dando fondo a tutte le sue energie, ma ha trovato un’avversaria davvero superlativa, che ha saputo reagire nei momenti decisivi.Dobbiamo davvero solo inchinarci di fronte alla Penn20141101_cc2_pennettaetta e dirle grazie per le infinite emozioni che ci ha regalato.

  • Quando insegnare diventa molto più che una missione di vita

    Quando insegnare diventa molto più che una missione di vita, e si trasforma in amore senza limiti né confini verso i propri allievi: la Professoressa Carmela Cirillo è tutto questo, uno straordinario concentrato di amore e gioia di vivere. Straordinario è il feeling che riesce a stabilire con chi le sta accanto, facendolo immergere nelle sue lezioni, discussioni, parallelismi, analogie. Chi ha il piacere di conoscerla può ritenersi davvero fortunato (e io lo sono). La prima cosa che colpisce quando la si conosce è la sua forbitissima dialettica, pungente ed efficace, quando si ascolta una sua lezione si rimane estasiati: l’autore che sta descrivendo sembra di conoscerlo anche se è vissuto secoli prima: è quasi un potere ipnotico, lei lo possiede. Io non conosco la scuola d’altri tempi, se non attraverso i racconti che me ne ha fatto nonna Licia: tutta severità, passione e dedizione, concetti che adesso (fatta eccezione per qualcuno) non esistono più, come lei mi ripeteva spesso. Il suo giudizio era severo, ma mi ha condizionato: anche a me la scuola di adesso, a volte, ripropone situazioni paradossali, da barzelletta. Si recita a braccio, senza copione, e ognuno interpreta il proprio ruolo come gli pare e piace. Le classifiche europee sono lì a denunciare i nostri limiti: numeri impietosi, ma non esagerati purtroppo. Quante volte a ciascuno di noi è capitato di pensare: io la scuola la guarirei così? E’ successo anche a me che dal liceo sono appena uscito. Ecco, io propongo un nuovo metodo di interpretazione scolastica: il metodo-Cirillo, ovviamente ispirato alla mia prof. Sarebbe fondato su amore, fantasia, passione e sentimento per il prossimo. Se tutti seguissero il metodo della Professoressa Carmela Cirillo, il mondo della Scuola tornerebbe ad essere una tavola meravigliosa.IMG_0661.JPG