Autore: Dario Ricciardi

  • Senza ipocrisia diciamo cosa vuol dire ” disabile”

    A volte ci sono delle sensazioni uniche, emozioni irripetibili e bellissime perché nascono spontanee e arrivano dritte al cuore. Questo è quello che ho provato assistendo alla rappresentazione teatrale” Diverso da chi?”, messa in scena dagli attori-studenti del laboratorio teatrale ” Anita Sorrentino”  dal liceo Pitagora Croce di Torre Annunziata diretto dal dirigente scolastico Benito Capossela sull’importantissimo tema della disabilità.È stato davvero bello ed esaltante vedere l’impegno, l’abnegazione, l’entusiasmo  avvolgente e trascinante di ragazzi e professori su un tema scomodo, che ancora oggi non viene tenuto nella giusta  considerazione. Si tratta di una dura e triste realtà contro cui i portatori di disabilità sono costretti a combattere quotidianamente. In una società che spesso parla di “disabilità” o blatera sui “diversamente abili”, ma che poco fa e pochissimo realizza, è venuto il momento di affrontare l’argomento senza ipocrisie, dicendo senza giri di parole cosa vuol dire una “vita da disabile”. Io ritengo che il concetto possa racchiudersi in un’ equazione, tanto semplice quanto spietata:

    DISABILITA’ = SOLITUDINE

    E quando parlo di solitudine mi riferisco non solo a chi patisce questa condizione ma al suo intero nucleo familiare. Non importa di quale disabilità parliamo, sia essa fisica o psichica, che si tratti di limitazione motoria o intellettiva, di sindrome di Down o di autismo : il comune denominatore è la solitudine. Tutti coloro che sono costretti a vivere una condizione di “diverso”, vorrebbero, proprio come tutti gli uomini e le donne di questa terra, uscire la sera con gli amici, andare a mangiare una pizza con i coetanei, divertirsi in discoteca, abbracciare la propria ragazza. Purtroppo, per quanti amici si possa avere e per quanti attestati di affetto vengano prodotti, non è così, e contatti,amicizie e amori, il più delle volte si è costretti a viverli sui social.  I ragazzi cosiddetti normodotati desiderano esprimere la loro vivacità giovanile a tutto tondo, per cui la presenza del disabile, inizialmente tollerata, diventa presto un intralcio, un peso. Tutto questo è stato ben compreso dai ragazzi del liceo Pitagora-Croce, diretti dalle professoresse Elisa Esposito e Annamaria Raiola, con la collaborazione degli attori Pasquale Nastri ed Esmeraldo Napodano che, con il loro spettacolo fatto di dialoghi brillanti, toccanti e molto spesso divertenti e di armoniosi passi di danza, hanno sviscerato il tema della disabilità rivelando grande sensibilità e facendo propri valori quali la solidarietà,l’amicizia, la comprensione, la condivisione delle difficoltà, che sono i valori veri su cui deve fondarsi una società giusta, una società che davvero non lascia indietro nessuno. Quegli stessi valori da cui dobbiamo ripartire noi torresi come comunità, per ritrovare il piacere e l’orgoglio di dirci cittadini di Torre Annunziata.

    Dario Ricciardi

  • Torre Annunziata corre con Irma Pasta Run nel suo nome

    “Proverò a vincere, anche per voi”: mancano meno di cento giorni al grande appuntamento che attende Irma Testa sul ring di Rio de Janeiro, ma tutta l’attenzione è per lei, la principessa che proverà a diventare regina olimpica del pugilato. A Torre tutto ormai si fa nel nome di Irma: ogni impegno viene fissato sul calendario, avendo come unico riferimento l’Olimpiade brasiliana. Un’intera città è mobilitata, chi fa sport e chi lo segue solo in poltrona consacra all’ultima dea ogni impresa, passata e futura. Così anche Pasta run, gara podistica sui dieci chilometri in programma il 21 maggio, diventa anteprima per la passerella trionfale che vorremmo Irma la tosta percorresse tra due ali di folla al ritorno da Rio. È lì il teatro dei sogni, suoi e di tutti noi, è qui che il sogno principale è stato costruito con costanza e fatica. Per ora siamo alle prove generali, ma lei è sempre la protagonista, la stella intorno alla quale tutto gira. “Torre Annunziata deve essere capace di valorizzare le sue bellezze (in parte lo sta già facendo con la mostra su “Gli ori di Oplonti”) e deve dare risalto ai giovani talenti come Irma Testa, un esempio e un punto di aggregazione per tutta la nostra città”: le parole sono del sindaco, Giosué Starita, lo scenario è la “Rena Nera” con mare e sole a rendere incantato il luogo scelto per presentare una gara – organizzata dalla podistica Oplonti-Trecase Run-  che è già diventata tradizione. Sui pettorali dei 1000 atleti annunciati alla partenza sulla Litoranea Marconi sarà stampato il logo della manifestazione: “Corriamo con Irma verso Rio”, quasi che la corsa possa servire a coprire idealmente la distanza che separa Torre da Rio, la piccola città e la metropoli mai così vicine grazie alla nostra campionessa. Stavolta la citazione è di Roberto Cirillo, l’ortopedico che con la sua associazione ha ideato Pasta Run, un esempio di sport per tutti, aperto ai ragazzi dai sei ai 90 anni. Comunque andrà sarà una festa, per ribadire un concetto solidissimo: Torre corre con Irma e per Irma. Volando sulle ali della passione, Rio non sarà poi tanto lontana.

    Dario Ricciardi

  • Fiamma, una chiusura col botto trionfo con dedica a Irma Testa

    C’era la loro festa da celebrare, la salvezza ottenuta al termine di un campionato comunque esaltante, il diritto a disputare il torneo di B2 femminile, ma le pallavolista della Fiamma Torrese non hanno avuto dubbi: la loro impresa è stata dedicata a una tifosa particolare, la più grande, Irma Testa, appena qualificatasi per l’Olimpiade di Rio. Anche lasciare il proscenio a chi si ritiene essere la più brava è un valore che merita un applauso. E non è stata esibizione di retorica quella delle ragazze torresi, ma sincera ammirazione e anche un po’ di gratitudine per aver Irma acceso ancora una volta i riflettori sullo sport femminile. Spesso lasciato in penombra, quasi le atlete fossero figlie di un dio minore. Sicuramente non lo è Irma, e non lo sono neppure titolari e riserve che Adele Salerno ha alternato lungo una stagione conclusa trionfalmente con un 3-0 al Minturno (25-14 25-23 25-15) che significa aritmetica certezza di essere ancora qui l’anno prossimo a combattere e lottare. Sabato la protagonista è stata Chiara Riparbelli, 20 anni, centrale brindisina di Mesagne che qui a Torre ha vissuto un’avventura bellissima. L’ultimo atto è stata la perfetta istantanea dell’annata che poteva essere chiusa con qualche settimana d’anticipo senza quei black out che invece hanno complicato il cammino. Dominio assoluto nel primo e terzo set, qualche patema di troppo nel secondo, tanto per rendere meno monotona il sabato sera degli entusiasti spettatori del PalaSiani. Tutto secondo un copione più volte recitato. La splendida novità è arrivata alla fine con la dedica riservata alla campionessa torrese già indicata come favorita a Rio 2016 per una medaglia nella boxe femminile. A tifare per lei, in un agosto che si annuncia torrido pure per questo, ci saranno felici e contente anche loro. Pronte a festeggiare con Irma la grande.

    Dario Ricciardi

  • Irma Testa, Irma la tosta. Andiamo con lei tutti a Rio

    Irma la dolce, Irma la tosta, Irma che in punta di piedi conquista il mondo. Definitela come volete, ma ormai Irma Testa, fuoriclasse torrese del pugilato italiano, gira velocissima le pagine della sua fiaba  incantata che sembra non avere fine, scrivendone l’ennesimo straordinario capitolo: Irma Testa qualificata per l’Olimpiade di Rio 2016. Non vale dire che la notizia era attesa, che da un anno almeno è sul podio delle favorite, che per tutto il mondo è la più forte. La certezza è arrivata solo ora, il dolce incantesimo si realizza e la gioia è immensa. Fino ad agosto è un tenero sogno nel quale cullarsi.  Irma è giovanissima, nata nel 1997, ha già una collezione di vittorie che stimola paragoni ancora più eccitanti. In Italia viviamo di paragoni, io provo con Djokovic, che fa un altro mestiere (gioca a tennis) ma con Irma ha in comune classe, talento e una straordinaria applicazione, senza la quale non di va da nessuna parte. Partiamo dalle sicurezze: Irma è la prima donna italiana a strappare il pass olimpico nella specialità e quindi ha meritato di diritto l’iscrizione nell’Olimpo dei grandi. Sfumature diverse, ma accomunate dalla stessa voglia e cattiveria agonistica. E poi. questo traguardo ha un sapore davvero speciale per noi torresi. E non è solo spirito campanilistico: Irma Testa è nata qui anche sportivamente: è il prodotto straordinario di quella fabbrica di talenti che da sempre è la Boxe Vesuviana, guidata dall’immarcescibile condottiero Lucio Zurlo e da suo figlio Biagio. L’hanno plasmata, inculcandole i veri valori dello sport: umiltà, lealtà, spirito di sacrificio, culto del lavoro, e accompagnandola per mano verso il suo destino di donna vincente. Ora l’hanno consegnata al gruppo sportivo della Polizia, le Fiamme Oro, dove costruirà anche il suo futuro. Non ama la vita tranquilla, Irma: al Corriere della sera ha detto che da grande vorrà far parte dei corpi speciali. Lei è speciale, con una medaglia al collo lo sarà ancora di più. Le diciamo già grazie: Torre Annunziata – soprattutto ora che il Savoia è in sonno – aveva bisogno di trovare un modello, un simbolo, una bandiera, un punto di aggregazione. Irma è tutto questo. La ragazzina dal visetto candido fa sognare una città intera: non svegliateci, andiamo tutti a Rio.

    Dario Ricciardi

  • Troppo Baronissi per la Fiamma

    Meglio essere subito molto chiari: è stata una Fiamma senza luce quella vista sabato sera al PalaSiani contro il Baronissi (seconda forza della serie B2 di pallavolo femminile). Al di là della metafora magari un po’ scontata, è stato davvero buio pesto. Difficile accertare quanto e se possa aver influito su questa debacle la festa organizzata dalla Fiamma Torrese venerdì sera: stessa sede e stesso calore per ospitare, in collaborazione con il liceo Pitagora-Croce, le atlete californiane del Mizuno Long Beach assieme al Mc Donald Nola. Purtroppo anche stesso risultato, nella sostanza e (ancora peggio) nel punteggio. Più allarmante il dettaglio che la Fiamma Torrese in campionato proprio non s’è vista, né sotto il profilo mentale, né sotto quello più squisitamente tecnico. Una squadra poco reattiva, senza motivazioni, priva di quella cattiveria agonistica necessaria per vincere dovunque. Solo l’esperta Margherita Cozzolino ha provato senza successo a salvare il salvabile. Ad Adele Salerno, madre più che allenatrice di queste ragazze, spetta il compito più arduo: provare a risollevarle dal torpore nel quale sembrano essere cadute. Chiamiamola pure crisi da appagamento, coincisa con il ritorno alle temperature primaverili. Ma l’allarme è comunque scattato: la stagione non è ancora finita e – anziché restare a soffrire fino all’ultima giornata – si deve ancora puntare ad una salvezza più che tranquilla. Per le feste c’è tempo, anche perché le altre ancora giocano e fanno sul serio. Proprio come sabato il Baronissi; squadra veramente tosta, compatto in ogni reparto e con un allenatore che aveva una cura maniacale per il particolare. È stato tutto troppo facile e veloce: 18-25, 23-25, 21-25 per un totale di 3-0. Per la Fiamma si ricomincia da qui, da questo corto circuito. Ma la luce sta per tornare.

    Dario Ricciardi

  • Orgoglio Fiamma Torrese, abbattuto Kos Potenza

    Testa, cuore, gambe: è l’unica formula che funziona. E non solo nello sport. Quando poi aggiungi meccanismi pensati per diventare perfetti, e attuati con precisione metodica, il risultato diventa la Fiamma Torrese, almeno quella vista sabato sera in una partita che rafforza in maniera decisiva le speranze di chiudere in gloria questo campionato di B2 femminile. Potremmo paragonare la squadra di pallavolo a un’orchestra perfetta nella quale nessuna stecca una nota, ma lo spettacolo – anche per una questione generazionale – ricorda di più la realtà virtuale che riesce a riprodurre una playstation. Adele Salerno (molto più di un coach) contro il Centro Kos Potenza, settima forza del campionato, preme subito fortissimo lo start. Altro che videogioco, è tutto vero: le minute avversarie lucane, vanno subito in crisi, sono incapaci di opporre una minima resistenza. Fin quando Francesca Nolè, attaccante che impressiona per forza fisica e mezzi tecnici, prova a far saltare qualche circuito. E qui soccorre un’altra metafora: la Nolé sembra avere i poteri di re Mida: tutto ciò che tocca lo trasforma in oro per se stessa e per le compagne che la cercano e la trovano in ogni giocata. Sono momenti di vera paura, ma le sue potentissime manone e la sua esplosività non bastano a impallare una Fiamma ormai più che avviata verso la vittoria. Grazie alle superheroes Viscito, Stanzione ed Inserra (tornata sui livelli abituali), Il joystick di Adele non sbaglia una mossa, la precisone è straordinaria, ma testa cuore e gambe sono delle ragazze, appartengono al loro corredo naturale. E il dettaglio rende i meriti di coach Adele ancora più grandi: riuscire a ottenere il meglio, elaborare sempre le soluzioni più giuste per armonizzare i pregi individuali; sono opere di trasformazione che rendono magico il lavoro di un‘artefice. Solo così la playstation può partire.
    Dario Ricciardi

  • Orgoglio Fiamma Torrese: rimonta doc con Cerignola

    Sarà questo clima balordo, sarà l’inverno che non vuole abbandonarci, ma la Fiamma, oltre che riscaldare i cuori torresi, produce quelle goccioline di sudore freddo che solo i maghi del cinema thriller riescono a far scorrere lungo le nostre schiene. Forse il paragone potrà apparire un po’ ardito, ma sarà comprensibilissimo soprattutto da quanti hanno partecipato all’appuntamento del sabato sera. Cinque set (25-19; 28-30; 20-25; 25-23; 17-15) e una rimonta dall’1-2 che non è mai apparsa né scontata né automatica. Anche perché di fronte c’era una squadra, la Cav Libera Cerignola, disposta a tutto pur di recuperare punti e posizioni in classifica. Angelova e Carlozzi sono state le trascinatrici, ma è stato lavoro vano il loro in una serata che nel tie break è tornata a essere magica per la Fiamma.Tutti premiati: i tifosi torresi, che senza i cosiddetti sport minori quest’anno sarebbero stati costretti a far solo da spettatori, e le ragazze (soprattutto la loro insostituibile guida, Adele Salerno) che hanno scalato un altro gradino verso la salvezza, obiettivo minimo ma non facile da centrare. L’impresa viene costruita in grandissima parte nella palestra del liceo che Torre ha orgogliosamente intitolato a Giancarlo Siani. C’era un precedente, l’ultimo, che andava in fretta rimosso: la sconfitta casalinga nel derby con la Givova Scafati, pesantemente incastonata tra due altri kappaò, in trasferta. Un trittico nero che andava rimosso in fretta: operazione perfettamente riuscita con la solita Viscito protagonista in grado di compensare con le sue prodezze qualche errore imprevisto in fase di battuta. Si può perdonare ora che il risultato ha cancellato tutto: è tempo di festa per le splendide donne della Fiamma. Buon 8 marzo a loro e a tutte le atlete.
    Dario Ricciardi

  • Scafati schiacciasassi Fiamma Torrese ko

    Diciamolo subito: in un derby le motivazioni dovrebbero venire da sé, non occorrerebbe neppure uno scambio brevissimo di battute, ma solo un incrocio di sguardi per capire l’importanza della posta in palio. Parafrasando Fabio Caressa, maestro di telecronache:“ Solo alzando gli occhi, si può guardare la luce”.È proprio quello che non è accaduto sabato sera alla Fiamma Torrese contro la Givova Scafati, sesta forza della B2 di volley femminile. Stavolta la playstation di Adele Salerno non s’è proprio accesa, o meglio: dopo lo start, è andata in tilt. Capita a tutti, anche ai più grandi campioni; non è mai un dramma, ma la legge non scritta dello sport. Il fattore che non deve mai sopraggiungere, però, nello sport come nella vita, è la paura, perché è proprio questa che induce a smarrire tutte le certezze e sicurezze acquisite prima. È il campanello d’allarme che più preoccupa e che farà riflettere Adele Salerno, l’allenatrice e l’unica capace di toccare le corde giuste delle sue ragazze per far dissolvere la paura. Neppure il tifo di un Palazzetto gremito è riuscito a tramutarsi in energia positiva per le torresi, crollate sotto le impressionanti e perentorie schiacciate di Lisandra, giovane brasiliana che ha lasciato tutti annichiliti (me compreso) per il suo enorme potenziale. Le sue giocate sono imprevedibili: ha un cervello che pensa in anticipo sulle altre teste, disegna così velocemente le giocate da render vane le repliche delle avversarie. Tutte le compagne di squadra la cercano e la trovano ad occhi chiusi; quando riceve palla non c’è muro in grado di arginarne lo strapotere fisico e tecnico. Neanche la possente e robusta stazza dell’ex Angela Stanzione è bastata per opporre un’adeguata resistenza. 23-25, 25-20, 16-25, 14-25 i numeri della sfida: una sentenza piuttosto netta emessa nel pomeriggio amaro del PalaSiani. Non ci resta che attendere, si può ancora sperare nella salvezza, gli incidenti di percorso fanno parte del gioco. Ripartire si può, soprattutto scacciando la paura dal campo.
    Dario Ricciardi

  • Il calore del PalaSiani non basta: La Fiamma Torrese cede all’Altino

    L’incantesimo si è puntualmente rinnovato, stavolta è mancato solo il prodigio. Il piccolo PalaSiani sabato sera è tornato a essere avvolgente quanto il Maracanà. Ne ricordava il calore e il rumore assordante, ma è stato insufficiente ad azzerare le distanze tra la Fiamma Torrese e le abruzzesi della Costruzioni Papa di Altino. Undici vittorie su undici, dieci per 3-0: queste le credenziali che le avversarie presentavano alla vigilia della sfida, definita dal loro allenatore la prima di undici finali che dovrebbero portare la squadra verso la promozione alla serie superiore. Parole e numeri che indicano il rispetto che la Fiamma ha meritato sul campo in questa stagione. Rispetto che aumenterà ancora dopo la missione impossibile tentata: le ragazze allevate più che allenate da Adele Salerno le hanno provate tutte per essere le prime a battere la squadra dominatrice assoluta del campionato di B2 femminile. Se fossero riuscite a chiudere in vantaggio il secondo set, la grande impresa sarebbe stata probabilmente più  vicina. Invece, è stata proprio la rimonta attuata dalle atlete della provincia di Chieti a dare il senso della differenza: protagoniste assolute la Spagnoli (straordinarie le sue schiacciate, partendo dalla seconda linea) e la Ballarini (minuta ma bravissima in ricezione). Dall’altra parte la Viscito ha organizzato la resistenza che si è pure materializzata nella vittoria del terzo set. Ed è già questo un piccolo trionfo: 27-25 le cifre che indicano la soddisfazione torrese e la terza resa (parziale) dell’Altino. Fino a quel momento erano solo due i set persi in tutta la stagione, uno proprio contro la Fiamma all’andata. Da questi dettagli s’intuisce quanto esaltante sia stato il pomeriggio vissuto nel palazzetto del Liceo, uno di quei giorni che ricorderai per sempre, nonostante il risultato finale sia stato sfavorevole (25-19, 25-23, 25-27, 25-22 il punteggio per le prime della classe). Esserci stato sarebbe già stato un successo, ma questa Fiamma ha insegnato a non accontentarsi mai.
    Dario Ricciardi

  • Fiamma Torrese batticuore: vittoria in rimonta

    Non s’era mai vista una playstation applicata alla pallavolo e ambientata in una palestra, anche se affettuosamente la chiamiamo tutti Palazzetto. È successo a Torre Annunziata sabato sera, lo start è stato schiacciato da Adele Salerno: la mamma, l’allenatrice, la direttrice indiscussa di quella fantastica orchestra chiamata Fiamma Torrese. All’inizio del terzo, è scattata una scintilla, quella che nella testa provoca mutazioni da giocatrici a campioncine. Eppure di fronte c’era l’Accademia, non una squadretta di principianti: è stata una vittoria di quelle indimenticabili perché rafforza le speranze di sopravvivenza torrese nel campionato di B2 femminile, un traguardo per nulla scontato. Vincere una partita al quinto set dopo essere state in svantaggio per 2 a 0 (19-25 19-25 25-16 25-19 15-10) è come nel calcio segnare il gol vincente al sesto minuto di recupero del secondo tempo, eventi di quelli che accadono poche volte nella vita. Soprattutto quando, dall’altra parte, una indiavolata Ferrone, la capitana delle beneventane, s’è presentata come un pilastro di un muro invalicabile. Per tutti, forse, ma non per la Fiamma, per questa Fiamma impossibile da arginare. Almeno finché in campo c’è la splendida Stanzione, arrivata da Scafati a migliorare il migliorabile in una formazione trascinata da una folla entusiasta. Anche gli effetti sonori erano passati attraverso la playstation, amplificati come in natura non sarebbe neppure possibile. E nel mondo dei videogiochi vince spesso chi sta dalla parte del più forte. La Fiamma delle due era la squadra meglio attrezzata, anche se proprio la Ferrone ha provato per lunghissimo tempo a prenderle tutte, a respingere ogni tentativo di sfondare la barriera difensiva. Nell’incantato PalaSiani, là dove tutto è sempre possibile, la festa è stata sofferta, forse come mai lo era stato. Il lieto fine, anzi il finale travolgente, ripaga dell’attesa. Da ieri viviamo nell’attesa di una replica: non spegnete la playstation.

    Dario Ricciardi